27 aprile 2009

Etiopia

"Faccetta nera, bella abbissina,
aspetta e spera che Dekaro si avvicina..."

Peppe


Ciao a tutti! Dai commenti mi accorgo che gli ultimi 2 interventi sono stati un po' troppo incazzati e anche se a voi e' piaciuto di piu' d'ora in poi restero' sempre fedele alla mia vera indole che e' quella di un uomo calmo e pacifico. Quindi questa volta vi racconto tutto pacatamente, tantopiu' che non e' successo un granche' nel frattempo.
Sono rimasto qualche giorno ad Addis Abeba e non sapevo cosa fare di preciso perche' puntavo molto sull'arrivo del mio amico riguardo all'itinerario da seguire qui in Etiopia. Sapevo solo che il posto piu' interessante era Lalibela, a nord, dove si trovano 11 chiese che hanno una strana caratteristica: invece di ergersi maestosamente verso l'alto, sono letteralmente scavate verso il basso all'interno della roccia e quindi il loro tetto e' a livello terra. Quasi certamente e' stato fatto affinche' i musulmani non le vedessero da lontano, e in effetti non si scorgono finche' non ci si arriva vicinissimi. Sono delle costruzioni davvero straordinarie, edificate dall'alto verso il basso e alcune chiese sono composte di un unico blocco di pietra, senza l'aggiunta di nessun altro materiale! Una cosa unica al mondo. Lalibela era appunto il re che le costrui' intorno al 1100.
Da Lalibela la cosa piu' sensata sarebbe stata quella di fare un giro largo arrivando fino ad Axum, ancora piu' a nord, e poi ritornare ad Addis Abeba per un'altra via ad ovest ma purtroppo non avevo abbastanza soldi con me per farlo e non c'erano posti oltre ad Addis Abeba dove poterli prendere. Fino ad Axum ce la facevo ad arrivare ma quelli che ci sono stati hanno detto che non c'e' un granche' da vedere, ci sono solo un paio di grossi obelischi uno dei quali fra l'altro stava a Roma fino a qualche anno fa e solo l'anno scorso e' stato rimesso al suo posto originale. Da Lalibela ci mettevo almeno 2 giorni per arrivarci, poi altri due giorni per tornare, cosi' ho rinunciato e sono tornato qui ad Addis Abeba. Ah, per gli appassionati di Indiana Jones (non dico per gli appassionati di archeologia perche' non credo ce ne sono fra quelli che seguono questo blog, senza offesa ovviamente) pare che l'arca perduta si trovi li'! Si'. La leggenda vuole che la regina di Saba ando' in Israele a far visita al re Salomone, si innammorarono ed ebbero un figlio, Menelik, ed in seguito l'arca fu regalata a questo figlio che la porto' ad Axum. A parte i piu' alti sacerdoti cristiani ortodossi nessuno puo' pero' vederla (mmm... ma guarda un po'!) e tutti i fedeli sono davvero convinti che l'arca si trovi li'. Il resto del mondo e' molto scettico. E fra l'altro non puo' essere perche' nel film si vede chiaramente che alla fine l'arca finisce nelle mani degli americani!
Da Addis Abeba a Lalibela la strada e' in costruzione e a parte qualche tratto gia' asfaltato il grosso e' un continuo attraversare cantieri. I tecnici e gli ingegneri sono cinesi. Inoltre e' quasi sempre un arrampicarsi o scendere per montagne, affianco a paurosi dirupi e si procede lentamente, quindi anche per coprire brevi distanze ci si mette parecchie ore. Infine per qualche motivo i pullman non viaggiano mai di notte e prima di sera ci si ferma a dormire per poi ripartire alle 5 di mattina del giorno dopo, tutti i pullman qui partono a quell'ora. Questo potrebbe sembrare una cosa molto drammatica per chi mi conosce, sapendo che non disdegno certo il caldo lettuccio nelle ore mattutine e visto che ci sono anche nelle prime ore pomeridiane pero' ha in compenso un vantaggio: massimo alle 5.30 il pullman effettivamente parte. Perche' un'altra cosa che non vi avevo ancora detto e' che praticamente in tutta l'Africa con eccezione dell'Etiopia, i pullman e i minibus partono soltanto quando sono pieni. Nel caso dei minibus ha anche un senso, in effetti sono come dei taxi collettivi ed e' giusto che si aspetti finche' si riempiano (per riempire intendo che fra persone e merci non si riesce piu' a infilare dentro nemmeno uno spillo). Ma nel caso dei pullman e' snervante. Cioe' se deve partire ad esempio alle 12, alle 12 in punto, come un orologio svizzero, il motore si mette in moto. L'autista da' anche un po' di gas bruuum bruuuum e si ha la sensazione di stare per partire. Poi passano 10 minuti, mezz'ora, un'ora. Dopo un paio d'ore si comincia a pensare ad altro. E fra l'altro se in alcuni casi bisogna attendere fino a che tutte le sedie siano occupate, in altri bisogna aspettare finche' anche tutto lo spazio in mezzo sia completamente riempito da persone in piedi!
Ritornando all'Etiopia devo dire che nonostante tutto e' comunque piacevole viaggiare per via degli splendidi scenari che si attraversano. Intorno Addis Abeba ci sono zone dalla vegetazione fiorente, mentre andando verso nord tutto diventa arido. La cosa che fa piu' impressione sono i letti dei fiumi completamente prosciugati, si passa sopra ponti maestosi e sotto non si vede un rigagnolo d'acqua. Come in Sicilia, uno dei principali problemi dell'Etiopia e'... la siccita'.
L'altopiano si distende a perdida d'occhio in una vastita' infinita e un pensiero nel cuore sorge spontaneo: questo era tutto nostro!! Se solo la perfida Albione, nemmeno il tempo di dichiarargli guerra, non ci avesse cacciati via a calci in culo! Come non pensarci. Pero' almeno, cosi' come avevo detto che il colonialismo tedesco aveva portato qualcosa di positivo in Namibia: la birra Windhoek, nel caso dell'Etiopia abbiamo portato la macchina per l'espresso, una rarita' nel resto dell'Africa. Qui anche il piu' sfigato baretto ne ha una, anche se poi io prendo sempre lo "sprizz" che e' caffe' e te' assieme e ha un gusto sfizioso, oppure vado a prendere il caffe' nelle case degli etiopi, la coffee ceremony la chiamano, praticamente lo preparano fin dai chicchi di caffe' crudi! Li cuociono, li pestano e alla fine si beve. Piu' che altro e' piacevole perche' e' un modo per entrare nelle case e si conosce tutta la famiglia e spesso parte del vicinato.
Ci sono inoltre molti piatti tradizionali buoni e originali. Il piu' noto si chiama injera ed e' una specie di pane molle e spugnoso che fa da base per altre pietanze sopra, tipo curry e vegetali. Non si usa forchetta o cucchiaio, si prendono pezzi di injera e con questo si raccoglie il cibo.
Un altro piatto tipico consiste di pezzetti di carne con cipolla e peperoncino su un piatto rovente e poi ce n'e' uno che non ho il coraggio di provare perche' mi fa impressione: carne di manzo cruda. Si taglia direttamente dall'animale e si mangia col peperoncino.
Sia all'andata che al ritorno per Lalibela mi sono fermato in una cittadina chiamata Dese. Bruttina, con una lunga strada polverosa centrale e baracche tutt'intorno. La seconda volta, di ritorno ad Addis, sono arrivato li' nel primo pomeriggio. Stavo nel ristorante dell'albergo e la cameriera, Ejegaje, mi ha detto che stava quasi per finire di lavorare, in caso volevo andare a fare una passeggiata con lei. E cosi' siamo usciti.
Dapprima siamo andati in una casarella dove c'erano la sorella e la madre e abbiamo fatto la coffee ceremony. Quasi tutte queste casarelle, ovunque in Africa, sono fatte con un impasto di terra che si incastra in mezzo a dei pali di legno. A volte all'interno questa parete di terra e' coperta da un qualche telo, spesso molti sacchi affiancati. Sono formate di solito da due piccole stanzette, una che fa da soggiorno e camera da letto e l'altra da cucina.
Dopo 3 caffe' ci siamo avviati verso un'altra casarella, questa molto piu' lontana, all'interno della baraccopoli. Li' c'erano suo fratello e un'altra madre (si, c'e' una certa illogicita' in questo, comunque credo che questa fosse la madre naturale). Anche li' abbiamo fatto la coffee ceremony, altri 3 caffe'.
Poi Ejegaje si e' allontanata per un po' e il fratello ha abbandonato i discorsi sull'Arsenal, Inter Milan, A.C. Milan, Chelsea ecc... e ha assunto un tono serio. Ha detto che era molto contento, sapeva che ero una brava persona di cui ci si poteva assolutamente fidare, bisognava adesso vedere fra quanto tempo Ejegaje avrebbe potuto raggiungermi in Italia. C'erano da vedere alcuni dettagli tecnici per il matrimonio ad esempio il fatto che loro erano ortodossi e io cattolico, ma non sarebbe certo stato un problema. Piu' in la' ci avrebbe raggiunto anche lui, forse fra un anno. Non che sia la prima volta che mi capiti una situazione del genere, ma questa ha battuto tutti i record di velocita'. E non pensiate che nel frattempo io gli davo corda o ero vago, dicevo a chiare lettere che ci deve essere un malinteso... che era un po' troppo presto per parlare di certe cose... si', e' bella ma non credo di esserne innamorato... e poi io sono uno cosi', un vagabondo solitario che vede nel matrimonio una gabbia dorata asfissiante e claustrofobica... ma era come parlare al vento, lui continuava a discutere di visti, biglietti aerei e torte nunziali.
Pero' vabe' comunque sia sono stati tutti gentilissimi, ho passato davvero una bella giornata in compagnia loro... e comunque sto ancora ponderando l'offerta! ;-)
Ah, rispondo in anticipo alle vostre ovvie, scontate, eterne domande: No. Con Ejegaje alla fine non ho fatto nulla.
Il giorno dopo il tratto da Dese ad Addis Abeba e' stato drammatico, una giornata un po' sfigata. Prima e' esplosa una gomma del mini-bus, abbiamo sbandato ma per fortuna non siamo finiti giu' nel precipizio. Poi, dopo riparata, il mini-bus si e' fermato per guasti varie volte e infine definitivamente, non si metteva piu' in moto. Siamo rimasti fermi un paio d'ore cosi', finche' e' passato un pullman su cui siamo saliti tutti. Qualche chilometro e pam! la ruota si e' bucata! Comunque in nottata abbiamo raggiunto finalmente Addis Abeba.
Riguardo poi a come continuare il viaggio, e rispondo cosi' anche al commento di Danilo, non ho ancora un biglietto di ritorno (avevo fatto solo andata per Johannesburg) ma mi sa che ormai volge al termine perche' mi sono "imbottigliato" in un punto morto. Se guardate la mappa a nord c'e' l'Eritrea ma i confini con l'Etiopia (e anche con Gibuti) sono chiusi, a est c'e' la Somalia e non e' proprio cosa, e la piccola Gibuti dove forse andro' qualche giorno. Da Gibuti volendo si potrebbe prendere una barca e andare nello Yemen attraverso il golfo di Aden, ma in questo periodo e' sconsigliatissimo perche' queste barche sono illegali e se fino a poco fa i governi di Gibuti e Yemen chiudevano un occhio, in questi giorni con tutto il casino che stanno facendo i pirati somali nel golfo di Aden, la marina dello Yemen sta spesso attaccando e affondando queste barche e ci sono stati pure molti morti. Dopo, i sopravvissuti (che sono in effetti spesso profughi somali) vengono tutti arrestati. Resta ad ovest il Sudan. Si potrebbe in effetti attraversarlo ed arrivare fino in Egitto. Fino a qualche giorno fa credevo che il problema principale fosse il fatto che per ottenere il visto bisogna attendere almeno 3 settimane, spesso di piu'. Una coppia australiana pero' mi ha detto che se si chiede il visto di transito lo fanno in qualche giorno. E' subentrato un altro problema: in Sudan nessuna carta di credito funziona e quindi bisogna portarsi i soldi da qui, ma io ho raggiunto il limite con una delle mie due carte (la VISA) mentre l'altra non funziona.
E qui ne approfitto per dirvi che non e' colpa mia se ho raggiunto il limite con la carta ma e' la banca (la Natwest, fra l'altro la seconda banca britannica, figuriamoci!) che ha unilateralmente e senza nemmeno mandarmi una email di notifica cambiato le regole! Cioe' fino a poco fa potevo prendere 1000 pound (circa 1100 euro) al mese sia come spese sia come anticipo contante. Quando stavo a Zanzibar non riuscivo a capire come mai non uscivano piu' soldi e pensavo che me l'avevano bloccata per qualche motivo, cosi' ho telefonato e il tipo mi ha detto che potevo ancora fare 600 pound di spese in quel mese, ma non prelevare contanti. Questo davvero e' sintomatico di come ormai le banche stanno con le pezze al culo, cioe' andare ad abbassare il limite alle carte sfigatissime come la mia! E vi dico la verita', anche se questo fatto mi sta danneggiando, sono comunque contentissimo che finalmente questo castello di carta sta finalmente crollando, o, piu' filosoficamente, il velo di maya del capitalismo internazionale si stia dissolvendo... illusione... solo illusione. Riguardo poi ai banchieri suggerirei di donargli una bella zappa affinche' se ne vadano a zappare la terra. Proveranno cosi' per la prima volta la sensazione di fare qualcosa di concreto e soprattutto non dannoso e parassitario per la societa'. E se poi non vogliono zappare, quella zappa gliela chiaviamo in testa... pacatamente.

Riguardo alle foto, sempre per quella cazzo di censura (e alla fine mi avete fatto arabbiare pure stavolta!) le devo mettere a parte qui:

Fotografie

Etiopia

Tanti baci. Forse il prossimo post sara' l'ultimo... e poi si torna a casa.

Grazie Piergiorgio, Danilo, Marco e Salvo per i commenti! A Piergiorgio dico: Si', quello e' il messaggio! Io ho rischiato sulla mia pelle per donarvi questa verita'. Rattarsi sempre. E se puo' sembrare una cosa un po' grezza, mettetela cosi': meglio vivere un po' grezzamente che morire alla De Cubertain!

18 aprile 2009

Il terrificante viaggio da Nairobi a Addis Abeba

Ciao a tutti. Avevo scritto questo post 3 giorni fa, ma al momento di pubblicarlo non aveva funzionato. Oggi avevo riprovato e ancora niente... pensavo che ci fosse un problema con blogger.com ma dopo mi e' venuto un sospetto e tramite una ricerca su google ho saputo che in Etiopia blogger.com e' censurato!! Insieme a quasi tutti gli altri siti di blog! Non solo e' impossibile pubblicare ma anche vedere un qualsiasi blog.
Ovviamente ci vuole ben altro per fermare uno come me (buffonate a parte, oltre a una passione personale ho dovuto affinare varie tecniche quando in ufficio si illudevano di non farci usare internet. In questo caso e' bastato semplicemente un proxy, per la cronaca: www.vtunnel.com)

Ne approfitto per mandare un vaffankulo a tutte le censure, sempre. E restiamo vigili affinche' cio' non avvenga presto anche in Italia (con qualsiasi scusa ce lo vogliano appioppare, qui in Etiopia le autorita' dicono addirittura che si tratti di un problema tecnico!! Il tutto fin dal 2006!)

Un'ultima cosa. In questi 2 giorni sono stato un po' triste perche' il mio amico all'ultimo momento ha deciso di non venire e non so se potra' venire nei prossimi giorni. Il post che segue e' quello originale scritto prima che sapessi che non sarebbe arrivato.

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Ciao a tutti! Sono nella "nostra" Etiopia, ad Addis Abeba. Sulle strade sono spuntati i cammelli e nel cielo la stella polare. Un viandante della rete che finisce su questo blog e vede il banner con scritto "Dekaro in Africa del sud" pensera': l'Etiopia in Africa del sud? Ma questo Dekaro non sara' un po' confuso? No, caro viandante. Il fatto e' che il viaggio era iniziato li' e poi via via sono arrivato qui. E quindi non rompere. Comunque adesso vi racconto il viaggio da Nairobi fino a qui. "Ci avevano detto di aspettarci il peggio e il peggio e' stato" aveva detto una coppia israeliana che l'aveva fatto (all'inverso). In effetti e' stato a tratti allucinante e sconfortante, pero' a conti fatti anche molto avventuroso e divertente.
Allora. Poco dopo aver scritto l'ultimo post ho preso un taxi per andare in un quartiere nella periferia di Nairobi chiamato Isli, abitato in prevalenza da somali, dove mi avevano detto che partono pulman o camion per Moyale, la citta' al confine fra il Kenya e l'Etiopia.
Volevo andare e tornare prima che facesse buio perche' Nairobi, ad eccezione della zona centrale intorno all'Hilton, con le tenebre diventa molto pericolosa, pero' siamo rimasti bloccati in un traffico infernale. Cosi' siamo arrivati in questo quartiere quando era ormai buio e il tassista era spaventatissimo, continuava a guardarsi intorno nervosamente e a borbottare che i somali sono gente cattiva, gente cattiva.
Non sapevamo nemmeno precisamente dove andare, poi ci hanno indirizzati verso una via buia che era completamente bloccata da alcune auto che si erano impantanate nel fango. Allora siamo scesi e abbiamo proseguito a piedi. Il tassista era sempre piu' spaventato e mi trasmetteva uno stress addosso incredibile, fra l'altro avevo tutto con me, passaporto, carta di credito e quella cavolo di macchina fotografica (questa macchina fotografica mi ha insegnato solo una cosa: chi possiede e' posseduto). Finalmente siamo arrivati di fronte a un minuscolo baracchino fatiscente che fungeva da ufficio per questo pullman.
Dentro non c'era nessuno ma e' sbucato un signore che mi ha fatto il biglietto. Ha detto che il pullman ci avrebbe messo almeno 35 ore, ma quasi sicuramente di piu, e che sarebbe partito alle 11 di mattina del giorno dopo. Puntuali, mi raccomando.
La mattina dopo alle 11 ero li' ma il pullman non c'era. Ho guardato dentro il baracchino e all'inizio mi sembrava che non ci fosse nessuno, poi ho scorto rannicchiato in un angolino un ragazzo piccolo piccolo rachitico. Aveva gia' l'aspetto di un vecchietto e gli occhi gialli gialli di una qualche malattia.
Gli ho chiesto dove era il bus e mi ha risposto che sarebbe arrivato a minuti. Mi sono seduto su una sedia di plastica, al bordo della strada, e sono rimasto un po' cosi', a guardare le persone che passavano in questo quartiere somalo.
Verso le 4 ho cominciato a sospettare che non sarebbe arrivato nessun pullman. Verso le 5 questa opinione era condivisa da tutti quelli che aspettavano e fra l'altro molti di loro avevano gia' fatto questa esperienza il giorno prima. Il tipetto pero' continuava ad assicurarci che il pullman stava li' li' per arrivare, solo qualche minuto. Alle 6 anche il tipetto, sotto pressione, ha ammesso che non sarebbe arrivato nessun pullman, ma l'indomani sicuramente si'!
Io e la maggior parte l'abbiamo presa con filosofia ma alcuni si sono inkazzati e hanno iniziato a inveirgli contro. Alla fine una signora anziana ha dato di matto e dopo essere improvvisamente entrata nel piccolo baracchino-ufficio ha iniziato a picchiarlo di brutto. Il tipetto a onor del vero non reagiva alle botte, cercava solo di parare i colpi, mentre tutti gli altri gridavano alla signora di fermarsi (credo, parlavano in swaili). Nessuno pero' la bloccava fisicamente, forse perche' alla fin fine eravamo tutti contenti che quel cazzetto allerta pigliava un po' di mazzate. Poi, dopo averlo finito di struppiare buono e meglio, la signora se n'e' andata e con lei quasi tutti.
Siamo rimasti solo i pochi che dovevano assolutamente partire, non c'erano santi (era il 10 aprile e, come vi avevo detto nell'altro post, dovevo assolutamente raggiungere Addis Abeba per il 15 per un appuntamento all'aereoporto con un amico che veniva dall'Italia). Abbiamo fatto capire al tipo che ora era meglio se risolveva la situazione e lui in effetti si e' dato subito da fare, andando avanti e indietro per cercarci un passaggio col camion.
Alla fine e' riuscito a trovarmi un posto in un camion che stava partendo per Moyale, ma il problema era che di solito su questi camion si puo' stare sopra e quindi cosi' non e' tanto drammatica, invece su questo camion no: trasportava delle assi di legno e c'era un piccolo spazio fra la fine di queste assi e il bordo del rimorchio, poco piu' di un metro. Li' mi sarei dovuto infilare, restandomene seduto giu' nel fondo, stretto stretto.
Fare 35 ore o piu' seppellito li' sotto insieme ad altri 4 disgraziati non mi sembrava proprio il caso. Inoltre credo che non era nemmeno tanto sicuro perche' se ad esempio avveniva una frenata brusca le assi di legno potevano slittare in avanti schiacciandomi.
Per fortuna nel frattempo avevo conosciuto un distinto signore sulla trentina, Hussen, che era stato in Italia da bambino e ha una sorella che lavora a Milano. Hussen, senza chiedermi nulla in cambio, si e' messo d'impegno ad aiutarmi e alla fine mi ha trovato una situazione diecimila volte migliore: un posto in un camion nella cabina dell'autista fino a una citta' chiamata Marsabit, a circa 8 ore dal confine. Li' potevo riposarmi per la notte e quindi riprendere un altro camion il giorno dopo. Perfetto.
Nella cabina del camion si stava davvero bene, larghi, con una bella visuale. Oltre a me e il guidatore c'era un ragazzo, Ismael, che era fra quelli che aspettavano il pullman prima e dopo partiti ci siamo messi a discutere su varie cose, in particolare di religione, lui infatti e' un fervente musulmano praticante.
Verso le 3 di notte ci siamo fermati per una pausa in un posto chiamato Isolo. Fino a quel momento la strada era stata in buone condizioni ma da li' in poi avrebbe fatto schifo fino al confine. Nella piazzola di sosta tutti i camionisti parlavano agitati e concitati, e ho chiesto a Ismael cosa si stavano dicendo. Si trattava del fatto che quella notte i banditi erano attivi sul tratto di via da li' fino a Marsabit e alcuni camion erano stati assaltati.
Cosi' abbiamo deciso di continuare assieme ad altri due camion, tipo una mini-carovana, per essere piu' sicuri. Ismael mi ha spiegato che questi banditi di solito bloccano la strada in qualche modo e quando il camion si ferma, armati di fucile si fanno consegnare tutto. Altre volte semplicemente sbucano all'improvviso dai lati della strada col fucile puntato e se il camion non si ferma sparano. Ha aggiunto che se ci fermavano non dovevo assolutamente reagire o oppormi a quello che dicevano senno' mi ammazzavano. Ale'.
Siamo ripartiti ed effettivamente subito dopo la strada ha iniziato a fare schifo, a tratti non si poteva nemmeno parlare di una vera e propria strada. Un camion avanti, noi in mezzo e uno dietro. Quello avanti andava velocissimo e spesso spariva dalla vista e comunque sia dopo un po' ha preso un'altra via. L'altro invece restava spesso indietro e quindi alla fine stavamo quasi sempre soli.
La zona era desertica, c'era la luna piena e le ombre degli arbusti creavano continuamente immagini di feroci banditi armati. Quando e' spuntato il primo raggio di sole un'ondata di rilassamento ma ha invaso e nonostante la strada mi sono addormentato.
Mi sono svegliato un paio di ore dopo, ci eravamo fermati. Davanti a noi c'era anche l'altro camion, fermo, e tutti discutevano animatamente. I ragazzi che viaggiavano sopra il carico dell'altro camion sostenevano di aver visto alcuni uomini armati in mezzo ai cespugli, lontano. Ho detto a Ismael ma come e' possibile? C'e' la luce ormai! Ma mi ha risposto che non c'entra niente. I banditi sono attivi 24 ore su 24.
Dopo una decina di minuti fu deciso che avremmo fatto quel tratto alla massima velocita', tutti e due i camion assieme, vicini vicini. Ismael era tranquillo: Dio ci avrebbe aiutato. E fra l'altro proprio la notte prima, parlando di religione, aveva detto: vedi Giovanni, noi potremmo morire anche domani ma questo non e' importante... e cosi' via. Purtroppo siccome era un discorso profondo e affascinante non mi ero nemmeno rattato le palle al momento e credo che ormai era troppo tardi per farlo.
Quindi, sempre pacatamente, ha detto che ora voleva chiamare la moglie per sentirla un'ultima volta in caso succedeva qualcosa. Io purtroppo non avevo nessuna fede divina a consolarmi (e quanto ti ho invidiato in quei momenti, Salvo! Come ti vedevo li' impertubabile e impavido ad affrontare i banditi!) e mi impressionavano di piu' i discorsi dell'autista che si lamentava in particolare del fatto che spesso i banditi pestano di brutto, anche quando non ci si oppone e puo' capitare di ritrovarsi con qualche ossa rotta. E questa era la situazione.
Abbiamo acceso i motori e via! L'autista da allora non ha piu' spizzicato una parola, concentratissimo sulla guida. Correvamo come i pazzi, saltando su quella strada tutta fossi e buche. Non e' successo nulla, solo a un certo punto e' sbucato un tipo dai cespugli che correva verso di noi urlando qualcosa e facendoci segno di fermarci, ma non era armato e quindi non ce lo siamo cacati proprio.
E cosi' siamo arrivati sani e salvi fino all'unico posto di blocco della zona (nel sud del Kenya ce n'e' uno ogni 5 chilometri, nel nord uno ogni 500, vabe'). Li' abbiamo fatto colazione e nel frattempo aspettato che arrivassero altri camion. Ora eravamo davvero una carovana, 6 o 7 camion, e da li' siamo ripartiti viaggiando tutti assieme perche' quello era il tratto piu' pericoloso in assoluto. Per fortuna quando c'e' una carovana cosi' lunga e' rarissimo che i banditi attacchino. Tenete conto che ogni camion portava sopra il carico in media una decina di persone, quindi eravamo davvero tantissimi.
Via via che procedevamo, di tanto in tanto l'autista diventava ancora piu' preoccupato e ci raccontava le modalita' dell'assalto che era avvenuto li' dove ci stavamo dirigendo. La cosa davvero impressionante era il "quando" erano avvenuti gli attacchi. Non si trattava di un anno prima, o mesi, o almeno settimane. No. L'altroieri sono sbucati da li'. Tre giorni fa hanno attaccato un mio amico dopo quella curva. IERI ne hanno assalito uno qui!
Ci ha raccontato anche di un camionista particolarmente sfigato che tre giorni prima era stato attaccato due volte nello stesso giorno, sia all'andata che al ritorno! Ho chiesto a Ismael se sapeva chi fossero. Ha detto che sono soprattutto della tribu' dei Rendile, che popolano quelle zone in gran parte come nomadi vivendo di caccia. Vestono quasi come i masai ma, a differenza di questi, non disdegnano le armi da fuoco. Quando, come adesso, ci sono periodi di particolare siccita' e non riescono a cacciare animali per sopravvivere assaltano i camion. Abbiamo anche fatto due soste in piccoli villaggi rendile. E in effetti sono dei merdi, non si volevano far fare le foto. Allora ne ho fatte alcune di nascosto (dopo le metto). Quelli a cui le facevo non se ne accorgevano ma al posto loro arrivavano altri a protestare in maniera anche aggressiva! Meno male che c'era Ismael che mi apparava sempre la situazione.
Dopo aver superato l'ultimo punto pericoloso, con delle rocce che scendendo fino al bordo della strada creavano un nascondiglio perfetto, verso le 5 di pomeriggio siamo arrivati a Marsabit.
La mattina dopo (12 aprile) mi sono messo a cercare un camion con Ismael. Verso le 2 avevo trovato un passaggio sopra il carico di uno che (dicevano) stava li' li' per partire. Sono salito sopra e non si stava male, pero' qualche minuto dopo ho saputo che il camion non sarebbe andato direttamente al confine ma si sarebbe fermato per la notte in un posto in mezzo al deserto. Temevo quindi che non ce l'avrei fatta piu' in tempo per l'appuntamento, cosi' sono sceso e mi sono messo a cercare qualcos'altro.
Ma non c'era niente da fare: tutti i camion si fermavano in quel posto per la notte e ripartivano la mattina dopo. Nel frattempo pero' ho trovato un camion dove c'era posto nella cabina del guidatore e a parte questo ho fatto bene a scendere dal camion precedente perche' poi l'ho visto partire alle 7 di sera, quindi sarei rimasto lassu' sul carico al sole fermo per 5 ore!
Siamo partiti verso le 8 di sera. Come carico portavamo la macchina degli unici turisti avvistati durante questo viaggio Nairobi- Addis Abeba: 3 ragazzi americani che erano miracolosamente arrivati fini li' con una macchina normale (non un fuoristrada). La macchina era arrivata piu' morta che viva, l'avevano fatta riparare ma ora quel tratto di strada era davvero impossibile.
Siamo entrati nel deserto vero e proprio, non si vedeva piu' nemmeno un piccolo arbusto tutt'intorno e verso mezzanotte ci siamo fermati a dormire in un posto un po' spartano, diciamo pure cosi'.
La mattina dopo verso le 7 e mezza siamo ripartiti. L'autista ha detto che in 3 ore saremmo arrivati a Moyale, la citta' al confine. Benissimo. La strada era una poltiglia di fango e continuava a peggiorare. Verso le 8 e mezza ci siamo impantanati per la prima volta. Siamo riusciti a spantanarci (esiste?) solo un paio di ore dopo e siamo ripartiti. Una cinquantina di metri e ci siamo ri-impantanati. Fra l'altro non eravamo gli unici, tutta la via era piena di camion bloccati. Dopo un paio d'ore siamo ripartiti ma nel frattempo si era bucata una ruota. Non c'era la ruota di scorta, bisognava ripararla sul posto. Per fortuna ormai non eravamo piu' nel deserto pieno, c'erano degli arbusti sotto cui ripararsi dal sole. Mi sono messo all'ombra e ho aspettato gli eventi. Siamo ripartiti verso le 2 e mezza di pomeriggio. Quindi praticamente ci abbiamo messo 6 ore per fare 100 metri. D'altrocanto non siamo tutti Shumacher. In serata siamo arrivati finalmente in questa cazzo di Moyale, cittadina spezzata in due dal confine Kenya- Etiopia. E di nuovo devo ringraziare la coppia svizzera (e il santo che me l'ha mandata) per avermi detto che il visto per l'Etiopia non si puo' piu' fare li'. Senno' dopo tutto questo dovevo ritornare indietro a Nairobi! Mi sparavo.
La mattina dopo (14 aprile) sono partito per Addis Abeba (con sosta notturna in una citta' chiamata Awasa) e sul pullman ho conosciuto due sorelle etiopi, Yeshi e Isega (Salvo, desisti!) che mi hanno aiutato in tutto. La sera abbiamo visitato Awasa, il suo lago e un parco pieno di uccelli e poi abbiamo mangiato un buonissimo piatto tradizionale etiope (prezzo: mezzo euro!). il pomeriggio dopo ho finalmente raggiunto Addis Abeba pelo pelo per l'appuntamento - sic! - (nel senso che cosi' avevo scritto, ma anche come piccolo singhiozzo triste, ma da qui in poi ve lo racconto la prossima volta)

Riguardo alle foto, potrei anche usare il proxy ma ci mette una vita. Le metto in maniera alternativa qui:

Fotografie del viaggio da Nairobi ad Addis Abeba


Viaggio da Nairobi ad Addis Abeba

Buona pasqua a tutti!

Ah, e a proposito... a sto punto dopo tutte 'ste tarantelle almeno mi tolgo lo sfizio di scrivere: VAFFANCULO AL GOVERNO ETIOPE! Siete peggio di Mussolini, Selassie e Mengistu messi assieme.


9 aprile 2009

Lago Bunyonyi (Uganda) e Nairobi (Kenya)

Ciao a tutti! Vi scrivo da Nairobi, per gli amici Nairobbery, dove sono arrivato questa mattina dopo altre 15 ore di pullman da Kampala, ma almeno stavolta il pullman aveva gli ammortizzatori.
Qui a Nairobi c'ero gia' stato una decina d'anni fa e a dire il vero me la ricordavo piu' brutta e stressante di come mi appare oggi. E' da stamattina che sto cazzeggiando piacevolmente per il centro. Ora inizio a sentirmi un po' stanchino pero' voglio scrivere il post perche' non credo ne avro' la possibilita' nei prossimi giorni.
Dall'ultima volta sono finito un po' casualmente a Kabale, nella parte sud-ovest dell'Uganda, praticamente a pochi chilometri dal Ruanda a sud e il Congo a ovest e da li' sono andato sul lago Bunyonyi.
Questo lago e' un posto davvero spettacolare perche' contiene all'interno un mini arcipelago di decine di isolette verdi. Una di queste isolette era occupata interamente dalla guest house dove sono stato per una settimana, una vista straordinaria e una pace totale, davvero uno dei posti piu' tranquilli dove sono mai stato. Si sentivano e vedevano una miriade di uccelli, da quelli piccolissimi a quelli grandicelli tipo falchetti, ibis e aironi. In piu' aveva una piccola biblioteca, in particolare c'erano libri di storia africana, cosi' mi sono schiarito le idee su alcuni punti. C'era anche una saletta dove la sera proiettavano i film, pero' a parte la prima sera siamo rimasti sempre senza corrente, al lume di candela.
Un giorno ho fatto un tour per il lago con la canoa insieme a una guida. Si e' rivelato abbastanza impegnativo, io pensavo che a remare sarebbe stata solo la guida ma appena partiti mi ha appioppato un remo e siamo arrivati sulla terra ferma dopo ben due ore. Li' eravamo proprio al confine con il Ruanda, abbiamo camminato per un'oretta attraverso verdi campi fino ad un villaggio di pigmei, che pero' a dire il vero non erano poi cosi' bassi. Ovviamente quando hanno saputo la mia nazionalita' mi hanno fatto grandi feste per il fatto che un membro della loro tribu' e' ora il nostro primo ministro.
Come mi aveva suggerito la guida ho dato al capo tribu', un solare vecchietto, qualcosina di soldi, l'equivalente di 3 euro e forse per questo si sono sentiti in dovere di fare un ballo per me. A me gia' normalmente non piace guardare le danze ma questa era davvero assurda. Non stava ne' in cielo ne' in terra. Cioe' alcuni si sono messi a cantare e altri a ballare, ma si vedeva che non era nulla di una danza tradizionale, semplicemente ognuno ballava alla meno peggio (e togliamo pure quel meno) con uno stile proprio. Chi saltava, chi correva avanti e indietro con le mani alzate, chi si buttava a terra. A parte i bambini che ballavano divertiti e contenti, il resto mi appariva una stronzata pazzesca. Alcuni degli uomini mi sembravano anche un po' ubriachi. Poi finalmente il ballo e' finito e ognuno e' ritornato a fare quello che stava facendo prima del mio arrivo, lavorare la terra, tagliare i rami, preparare il cibo ecc...
Dopo, ritornando con la canoa, e' venuta prima una pioggerellina e poi all'improvviso il diluvio universale. Non si puo' descrivere quanta acqua cadeva, ci siamo affrettati a raggiungere la riva e li' ci siamo riparati, per quanto possibile, sotto delle piante di banane. L'acquazzone non finiva piu', a un certo punto ho iniziato a tremare di freddo e dopo mi e' toccata anche un'altra ora e mezza di remate fino alla guest house. Li' in seguito mi e' venuto uno strano dubbio: ma non e' che la tempesta e' stata scatenata dalla danza dei pigmei?? :-))
Da Kabale si poteva entrare in Ruanda ma non ci sono andato per due motivi. Primo, per via dei visti, che mi stanno ciaccando troppo. 80 dollari solati (usiamo i termini giusti) dallo Zambia, 50 dollari dalla Tanzania, 20 dollari visto di transito per il Kenya (fatto gia' 2 volte) 50 dollari Uganda, stamattina 30 per quello etiope. Se andavo in Ruanda dovevo spendere 60 dollari per entrare piu' altri 50 per rifare di nuovo quello ugandese!
Secondo motivo e' che non ho tempo, infatti ho un appuntamento per il 15 aprile ad Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia, con un mio carissimo amico, Tiziano, compagno di innumerevoli viaggi e non vi faccio la lista perche' sarebbe troppo lunga.
Ora per arrivare li' mi aspetta la parte piu' difficile e dura di tutto il viaggio, come purtroppo mi stanno confermando quelli che hanno fatto quel tragitto all'incontrario, venendo cioe' dall'Etiopia. "Ci avevano detto di aspettarci il peggio e il peggio e' stato" ha detto una coppia israeliana, e fra l'altro e' molto probabile che il tratto da qui al confine con l'Etiopia dovro' farlo sopra il carico di un camion attraverso il deserto! C'e' solo un pullman a settimana, ma nessuno mi ha saputo dire in che giorno, appena finisco questo post devo andare alla periferia di Nairobi dove sapro' quando e come partiro' da qui. E meno male che una coppia svizzera conosciuta quando stavo al lago mi ha fatto sapere che le regole sono cambiate e al confine non fanno piu' il visto ma bisogna farlo qui, senno' arrivavo fino a li' (circa 20 ore se c'e' il pullman, circa 30 ore se vado sul camion) e poi dovevo tornare indietro!! Come e' appunto capitato a un povero disgraziato che avevano incontrato.
Per rendere il tutto ancora piu' divertente nella zona al confine imperversano bande di predoni che se spuntano si prendono semplicemente tutto.
Comunque vabe', nessuno me l'ha ordinato di fare e quindi e' inutile starsi a lamentare. Pero' tenete presente che lo sto facendo per voi, solo per voi, lettori del blog! ;-) Meditate gente, meditate.
Infine vi racconto che ieri notte, in viaggio, ci sono state un paio di situazioni strane con la polizia. Fino ad ora, durante tutto il viaggio, si sono sempre comportati benissimo. Mi ricordo che prima di partire avevo letto su vari forum e blog cose allucinanti sulla polizia africana e su come cercano sempre di fregarti ma a dire il vero, saro' stato fortunato, sono sempre stati gentilissimi ovunque.
Nemmeno ieri e' successo nulla di particolarmente grave, primo episodio al confine, quando dopo il timbro del passaporto e il visto stavo facendo a piedi il tratto di strada per arrivare al pullman. Questi tratti di strada, in qualsiasi confine, di solito sono delle vie crucis, in particolare ci sono centinaia di sbandati che cercano di cambiare i soldi o a prezzi spudoratamente piu' bassi o spudoratamente piu' alti (perche' in questo caso sono falsi). Ieri notte invece non c'era nessuno pero' a un certo punto e' sbucato dal buio un soldato con un fucilone. Mi ha chiesto il passaporto e glie l'ho dato. Poi mi ha chiesto il certificato del vaccino della febbre gialla. E li' erano cavoli, perche' non ce l'ho e infatti fino all'ultimo ero stato in dubbio se farmelo a Kampala, pero' vari turisti mi avevano assicurato che non lo chiedono mai. Questo vaccino l'ho fatto quasi 10 anni fa, e la sua durata e' proprio 10 anni, quindi in realta' sono in regola, solo che nel frattempo ho perso il certificato. Allora ho iniziato a rispondere un po' vagamente: si' tutto a posto, l'ho fatto! Lui pero' insisteva per vedere il certificato. Era chiaro che in realta' stava cercando solo di spillarmi qualcosa di soldi e io qualche euro glielo avrei pure dato ma avevo paura che cosi' facendo ammettevo di non essere in regola e poi lui mi chiedeva una cifra molto piu' alta. Perche' in effetti e' obbligatorio per entrare in Kenya (e anche in Etiopia... speriamo bene). Allora ho continuato a essere vago, ho detto che comunque sarei stato solo di transito, ma lui insisteva. Alla fine ho fatto finta di cercarlo fra alcune carte e poi gli ho detto che ce l'avevo nello zaino sul bus. Per fortuna non voleva incamminarsi fino al bus, ha detto ancora un paio di volte: e quindi come vogliamo fare? Poi alla fine ha scosso la testa, ha sorriso in segno di resa e mi ha fatto segno che potevo andare.
Poco dopo che siamo partiti sul bus, secondo episodio. C'era un posto di blocco e ci hanno fermato. Fin qui nulla di strano, tutte le strade africane sono strapiene di posti di blocco. Sia se sei in bus, minibus, per conto tuo (tipo quando stavo con la macchina in Namibia o col motorino a Zanzibar) ti fermano una miriade di volte. C'e' un controllo velocissimo, tanti sorrisi, magari qualche battuta e via. Qualche volta qualche perquisizione, non solo ai confini ma anche nel bel mezzo di una via (in effetti ora che mi ricordo a Pablo in Botswana una volta gli fecero una perquisizione lunghissima, io e tutto il resto del bus aspettammo per una ventina di minuti prima che ce lo restituissero) ah e poi una cosa curiosa che non vi avevo detto: soprattutto in Botswana e Zambia ogni tanto il bus si ferma, tutti scendono e devono camminare sopra una specie di panno inzuppato atterra. Motivo? Perche' cosi' facendo i batteri sotto le scarpe muoiono e non possono entrare nel territorio dove ci si sta dirigendo! Io non me ne intendo di queste cose ma mi sembra un po' un'assurdita'.
Ieri notte invece i poliziotti che ci hanno fermato erano strani, si sono comportati subito in maniera aggressiva. Si vedeva che erano stanchi e stressati. Anzitutto ci hanno fatto scendere dal bus con tutto quello che avevamo sopra con noi, nel mio caso la borsa con la macchina fotografica e le cose importanti. Quindi ci hanno fatto mettere in fila proprio davanti ai fanali accesi del pullman. Il fanale a destra le donne e a sinistra noi uomini. Era una situazione strana e quando qualcuno si spostava un po' dal suo posto gli sbraitavano contro di rimettersi in linea. Dopo una decina di minuti che stavamo tutti fermi cosi' hanno iniziato i controlli dei passaporti e delle borse, il tutto con una grossa pila che sparavano a qualche centimetro dalla faccia delle persone.
Fra l'altro a me il tipo diceva: non sei tu! non sei tu! Io ero abbagliato da questa cazzo di pila finche' finalmente ho focalizzato che non aveva in mano il mio passaporto ma quello di qualcun altro e quindi effettivamente, per quanto abbronzato, non ero il nero della foto. Poi sono andato verso il bus e un altro poliziotto davanti all'entrata ha iniziato con una sorta di bacchetta a colpire ripetutamente la mia borsa e diceva e che hai qua che hai qua?? Ho detto: Ferma! C'e' la macchina fotografica! "E che ci fai?" "Le foto" "Ah, sei un giornalista quindi?" "No" "E quindi?"
A quel punto non sapevo che rispondere, non so se un interrogatorio cosi' assurdo era pura follia o un metodo ben studiato perche' a quel punto uno crolla e ammette tutto (ma guardando la faccia del poliziotto opterei per la prima) pero' per fortuna un collega l'ha chiamato e lui si e' allontanato. Allora volevo finalmente salire sul bus, ma non si poteva portare nulla sopra. Tutti i bagagli dovevano essere messi sotto. Alcuni avevano accettato ed erano risaliti, altri si stavano lamentando perche' effettivamente se c'e' nella borsa qualcosa di delicato li' sotto si sfracassa di sicuro. L'autista fra lo spaventato e il supplichevole continuava a dire: no, vi prego non protestate, fate come dicono, lo fanno per noi! Io non mi stavo lamentando ovviamente, aspettavo solo che tutti piazzassero i loro bagagli per poi sperare di trovare un posto relativamente buono per la mia macchina fotografica, pero' per qualche motivo lo stesso poliziotto strano dell'interrogatorio mi ha chiamato, ha confabulato un po' con un collega forse in swaili e poi ha detto che io, solo io, potevo portare il bagaglio con me sopra. Fra l'altro sono stato anche l'unico a non essere perquisito. Saranno i soliti privilegi da muzungo (un'altra che non vi avevo detto: in tutti i posti dove sono stato finora, indipendentemente dal linguaggio che si parla, i bianchi e in particolare i bianchi non africani sono chiamati: muzungo. Non e' un termine dispregiativo, un po' ironico forse si')
Comunque forse hanno paura di attentati perche' ovunque prima di risalire sul bus (nella stazione prima di partire, dopo il confine, dopo ogni pausa) c'e' sempre stato un poliziotto che ha controllato col metal detector tutti i passeggeri.


Rispondo ai commenti.

Ciao Salvo!! Sapevo che saresti tornato in piena forma. Tutte divertentissime.
P.S. Il capitano non si perde: perlustra la zona circostante a dove si sta dirigendo per maggiore sicurezza.

Ciao Danilo! Beh, io pensavo che ormai il mio contributo alla rivoluzione poteva essere piu' di tipo intellettuale che d'azione... pero' no! meglio l'azione che e' diecimila volte piu' divertente! Magari si potrebbe fare il rafting del Tamigi con assalto a sorpresa alla City di Londra! (Ho saputo che il 1 aprile e' stato fatto un pesce d'aprile finanziario e 4000 combattenti hanno messo a ferro e fuoco la City per tutto il giorno. Speriamo sia solo l'inizio!)
Riguardo alle foto sono state fatte dagli stessi organizzatori del rafting. Il fotografo si spostava via terra sulla riva e si piazzava nei punti caldi. Poi semplicemente scattava a raffica. Ho un cd intero di foto, ne ho messa solo qualcuna, abbastanza a caso.


Foto




Scimmia



Monet




D'ora in poi foto del Lago Bunyonyi e dintorni.


























































Non credo di aver finora parlato dell'arte africana. E' straordinaria, in particolare le maschere (usate nei rituali, nelle rappresentazioni teatrali, nelle danze, o come amuleti).
Piu' o meno durante il nostro medioevo creavano opere che ricordano la nostra arte contemporanea. Ovviamente nel loro caso si tratta di "primitivismo" mentre nel nostro caso e' pura "genialita'".
A tal proposito eccovi una maschera congolese del sedicesimo secolo usata come amuleto per la guarigione. Chi e' di Benevento ha gia' capito a quale artista nostrano di fama internazionale quest'opera "somiglia". Sgamato! ;-)


Ora devo andare. La prossima volta metto alcune foto di Kampala e Nairobi.

Tutta la mia solidarieta' alle persone che stanno soffrendo a causa del terribile terremoto in Abbruzzo.