31 marzo 2012

P.S.

Le avventure continuano su Dekaro Diario
:-)

12 agosto 2009

Video e articoli delle esposizioni

Jambo a tutti. Metto un ultimo post, stavolta davvero ultimo, con i video e gli articoli riguardanti le esposizioni che ho fatto, prima fra tutte DEKARO DIARIO con Archiattack.



value="http://b.static.ak.fbcdn.net/swf/mvp.swf?8:172985:1&v=1171670004611&ev=0">

type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="240">



Il video promozionale di Archiattack






Video Report di Archiattack






Intervista di Radio Citta'



articolo il quaderno

Articolo in copertina de "Il Quaderno"





Art'Ap - Libreria Masone - Sabato 8 agosto (8 stampe resteranno esposte fino a fine agosto)




Articolo (cartaceo) sul "SANNIO quotidiano" 9/8/09

Ho esposto inoltre nel locale Mojito Art e sono stato l'ospite della trasmissione Areopago su CDS.




Questo invece e' un piccolo video fatto durante quel cavolo di tratto Kenya- Etiopia infestato dai banditi.


Rispondo ai commenti.
Ciao Filippo! A prestissimo ;-)

Ciao Alfredo! Grazie a te! :-)

Ciao Ernesto! No, lo spacciatore e' un lavoro troppo stressante. Faccio il tester di videogiochi.

C'e' poi un commento (anonimo) nel post delle f.a.q. che mi chiede se un tipo di viaggio simile sarebbe impossibile per le donne. Ovviamente no, infatti ho incontrato alcune ragazze (tipo la canadese/cinese, ma non solo) che viaggiavano da sole. Sicuramente le donne devono starsi doppiamente attente, ma se non si ficcano in situazioni a rischio in compenso sono di solito maggiormente aiutate e protette dalla gente del posto.


Beh, e con questo vi saluto, domani torno a Londra a cercare lavoro passando prima qualche giorno a Varsavia a salutare gli amici... quindi ora spegnete pure i riflettori su di me (ho sempre sognato di poter dire una frase del genere ;-))))

Tanti Baci A Tutti.


3 luglio 2009

Dekaro Diario: Esposizione



"Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone."
John Steinbeck


Ue'! Rieccomi! Volevo dirvi che da Giovedi' 9 luglio fino a domenica 12 luglio ci sara' l'esposizione DEKARO DIARIO con foto, parole e reliquie di questo viaggio.
Si terra' nella sede di ARCHIATTACK in via Paga 77, Benevento (vedi mappa)

Si svolgera' dalle 19.00 alle 22.00 e ogni sera e' previsto un aperitivo dalle 19.30 alle 20.30

Se siete in zona venite tutti, a parte le foto l'esibizione sara' molto ironica e "sui generis" e si potra' anche bere!

Riguardo alle foto eccovi una selezione:
www.dekaro.com

Evento su Facebook:

P.S. Se volete seguire questo viaggio dall'inizio andate qui e poi via via cliccate su "Post piu' recente" oppure semplicemente usate l'archivio nel menu a destra.

Baci.

7 maggio 2009

Mappa finale e F.A.Q.

Ciao a tutti! Sono tornato e mi trovo nel mite e dolce Sannio. La mappa finale:


Visualizza Africa in una mappa di dimensioni maggiori

Non e' successo nulla di particolare durante il viaggio di ritorno, ne approfitto pero' per mettere le F.A.Q. (Frequently Asked Questions) cosi, se capita che ci incontriamo, non devo ripetere 1000 volte la stessa cosa. Se avete quindi una domanda da farmi, controllate prima queste, quasi certamente ci sara' la risposta.

F.A.Q.

1) Ma hai trombato??

Ben 2 volte. Piu' o meno a inizio viaggio con Samira a Tofo, Monzambico, sulla spiaggia sotto le stelle e piu' o meno a fine viaggio con Marta ad Addis Abeba, Etiopia.

2) Ma le hai pagate??


Diciamo che Dekaro non spende per le donne. Sono le donne che chiedono sempre qualcosa di soldi e lui, generoso, glie li da.

3) E che avete fatto precisamente?

Cazzi miei.

4) Ma almeno hai usato il preservativo?

Si.

5) Dai, dici la verita', ti conosciamo...

Ho detto di si. A dire il vero su loro richiesta.

6) E ti sei innammorato di qualcuna?

No.

7) E dai, almeno una ragazza che ti ha rubato un po' il cuore ci sara' stata...

Beh, diciamo che Mika, la ragazza sudafricana del "body kiss", me la sarei sposata all'istante.

8) E il posto con le ragazze piu' belle?

Forse Etiopia.

9) Ma hai trombato??

Ma siete sordi? Ho gia' risposto a questa domanda.

10) E che ti mangiavi quando eri li'??

Un sacco di cose diverse.

11) La cosa piu' buona?

Alla fin fine i barbecue che ci preparavamo noi in Namibia

12) E la pasta la mangiavi?


L'ho mangiata solo 4 volte. Una volta l'ho preparata io in Namibia, 2 volte in un ristorante italiano a Zanzibar e una volta in un ristorante italiano ad Addis Abeba

13) E la cosa piu' strana che hai mangiato?

Niente di particolarmente strano durante questo viaggio. Forse la carne di coccodrillo.

14) Ma a dormire? Come facevi??


Mi mettevo in orizzontale e chiudevo gli occhi.

15) Ma non ti sei sentito un po' solo durante tutto questo tempo?

Per niente.

16) Quante nazioni hai visitato?

11. (Mozambico, Swaziland, Sud Africa, Namibia, Botswana, Zambia, Malawi, Tanzania, Uganda, Kenya e Etiopia)

17) E quanto hai speso?

In totale credo quasi 6000 euro.

18) E ora che hai intenzione di fare?


Eh, booh.

19) Il posto che ti e' piaciuto di piu'?


Zanzibar in Tanzania. E il lago Bunyonyi in Uganda.

20) Il posto piu' spettacolare?

Le cascate Vittoria in Zambia e l'Okavango delta in Botswana.

21) La citta' piu' bella?

Sicuramente Citta' del Capo.

22) La cosa piu' spassosa che hai fatto?

Il qaud nel deserto in Namibia e il rafting alla sorgente del Nilo in Uganda.

23) La cosa piu' emozionante?

Il tratto di viaggio dal Kenya all'Etiopia infestato dai banditi.

24) Il posto piu' assurdo?

Luderitz, una citta' della Namibia.

25) Che mezzi hai usato per spostarti?


Pullman, minibus, macchina, camion, fuoristrada, moto, mototino, furgoncini, camioncini, varie varianti locali di furgoncini e minibus, taxi, taxi a 3 ruote, bicicletta, traghetto, barca, motoscafo, gommone, canoa e... piedi.

26) Ma ti vedo dimagrito o sbaglio?


Non sbagli. Ho perso 5 chili, da 72 a 67. (si aggiunga pero' mezzo chilo per ogni giorno passato dalla data di ritorno)

27) E che droghe hai assunto??

Nessuna!

28) E medicine ne hai dovute prendere?


2 aspirine a parte le pillole anti-malaria.

29) E che ti e' rimasto dentro di questo viaggio?

Mmmmm... (mi dimentico sempre di prepararmi una qualche risposta a questa domanda)

30) Ma i capelli te li sei tagliati li'?

Si.

31) Ma hai saputo che XXX e YYY si sono lasciati??

No, non lo sapevo. Mi dispiace.

32) Ma hai saputo chi si sono messi assieme?? AAA e BBB!!


Ah, bello. Si, fanno davvero una bella coppia.

C'e' poi tutta la serie di domande che consiste in: Ma e' piu' bello questo posto o quello? Siccome sono stato in 11 nazioni ci sono ben 55 possibili combinazioni di questa domanda (se non ho calcolato male). La risposta e' una sola: Mmmm... dipende... dipende... non si puo' dire.

Rispondo ai commenti.

Ciao Wanda! Grazie a te! Si, sono a Benevento. Avevo detto che in caso ci vedevamo da Cacucci (avevo scritto Ciaccucci per un lapsus freudiano) perche' non sapevo ancora che si e' trasferito a Pescara! Ci becchiamo in giro.

Ciao Salvatore! Grazie per essere stato il commentatore numero 1! Non so se ci sono possibilita' di trovare un lavoro a Varsavia, quelle altre aziende che facevano test di videogiochi a Varsavia hanno chiuso tutte, comunque di certo vi vengo a trovare al piu' presto.

Ok. Ancora grazie a tutti, un grosso bacio! Aspetta, direte voi, aspetta... ma la morale? Qual'e' la morale di tutto cio'? La morale e': e l'ho messo in kulo a un altro inverno!! ;-)


5 maggio 2009

Harare e la fame (mia) in Etiopia

Ciao a tutti! Se avete gia' guardato le prime due foto del nuovo album penserete: stavamo a curt e strunzate. E in effetti vi do' ragione. Li' era ad Harare, una citta' ad est, di cui tutti, sia etiopi sia stranieri, mi avevano parlato per via di una caratteristica straordinaria: si puo' dare a mangiare alle iene! E insistevano: devi assolutamente andarci, puoi dare a mangiare alle iene pure con la bocca! Ovviamente lungi da me l'idea di arrivare fin li' giusto per fare 'sta stronzata, pero' e' capitato che mi dovevo fermare li' obbligatoriamente nel viaggio per raggiungere Gibuti. Pensavo quindi che non c'era nulla d'interessante da vedere li' e invece e' di gran lunga la citta' piu' bella fra quelle che ho visitato in Etiopia (ovviamente le chiese di Lalibela e' un discorso a parte, ma la cittadina di Lalibela e' bruttina).
E' formata da piccole stradine e vicoletti con le case color pastello su cui spiccano i colori accesi dei veli delle donne e ovviamente mi sono sbizzarrito a fare foto. E poi mercatini vari, un grosso mercato di bestiame, un numero esagerato di moschee, addirittura mi sembra dentro le mura sono piu' di ottanta! Davvero un posto piacevolissimo, si respira anche una certa magia, Rimbaud ne rimase affascinato e visse li' molti anni. E la gente simpaticissima, i litigi dopo le foto quando chiedevano soldi e io accampavo scuse sono stati i piu' divertenti di tutto il viaggio. Che poi facevo bene a non darli perche' sapevo che se li davo a uno dovevo darli a tutti. E infatti appena il mio cuore ha ceduto e ho dato l'equivalente di mezzo euro a una fanciulla (ma devo ammettere che oltre al cuore ha influito su questa decisione il fatto che era una patatina niente male) e' scoppiato un casino, si sono rimaterializzati dal nulla tutti quelli che avevo fotografato e ora volevano soldi. E anche la ragazza e' stata completamente circondata da fotografati che pretendevano la loro parte. Ma non c'era nessuna aggressivita' in questo, era una scena palesemente comica.
Riguardo invece alle iene anche quello e' stato piu' interessante del previsto, vabe' dargli a mangiare con la bocca e' un'americanata, pero' vederle cosi' da vicino e' emozionante. Sono un tipo di iena grandissimo e soprattutto, per quanto in effetti sono dei cani, hanno molte caratteristiche che le fanno somigliare ai felini, anzitutto il pelo.
Il motivo per cui queste iene intorno Harare hanno fatto amicizia con gli uomini e' un mistero e ci sono varie leggende al riguardo. In effetti tutte le iene del mondo si tengono lontane dagli uomini e talvolta lo attaccano. Da oltre un secolo ad Harare e' nato questo gemellaggio, non solo ovviamente nel posto dove gli danno a mangiare per farle vedere ai turisti, il che avrebbe pure un senso, ma per tutta la citta', come scendono le tenebre, le iene arrivano a fare visita, mangiucchiando qua e la' dove capita e senza mai attaccare le persone. Fra l'altro ho visto che non attaccano nemmeno i gatti, un gatto si era avvicinato intorno mentre gli davano a mangiare, un po' sulle sue e pronto a scappare, ma le iene sono rimaste del tutto indifferenti. Si azzannano solo fra loro per acciuffare i pezzi di carne. E la notte poi... ululati e lamenti ovunque... uuuuu... uuuu... da brivido... apri gli occhi/ resta sveglio/ non dormire/ questa notte.
La strada da Addis Abeba ad Harare e' asfaltata e in generale in buono stato (eh, le sanno fare le cose gli italiani!) pero' ho visto un numero sproporzionato di incidenti capitati al massimo poche ore prima. Come avevo gia' detto non ho capito perche' cosi' tanti incidenti in Africa visto che non guidano affatto male, raramente si vedono follie. Su quella strada incidenti di camion, autocisterne, minibus e c'era pure un pover uomo che era stato investito e giaceva morto a terra con la testa rotta. Fra l'altro non gli avevano messo nemmeno un telo addosso, non c'era nessuno affianco e tutte le macchine rallentavano giusto per schivarlo e proseguivano oltre. Ha suscitato giusto qualche oooh di meraviglia nel nostro minibus.
E Gibuti, direte voi? Com'e'? Com'e'? Aspettate, qui inizia la parte triste. Dovete sapere che e' qualche giorno che sto facendo praticamente la fame, e voi direte: e qui si vede il vero viaggiatore, l'uomo che si sacrifica pur di succhiare la vera essenza del posto dove si trova, che vuole essere alla pari coi suoi abitanti in tutto e per tutto, si', ma ovviamente non e' stato intenzionale, semplicemente da quando sono arrivato in Etiopia mi va tutto storto e fra le varie cose la carta di credito non mi caccia piu' soldi.
Senza farvela lunga, ricorderete che gia' nel post precedente mi lamentavo che non potevo prendere soldi e da allora non ne sono riuscito a prendere altri. Con quei pochi soldi volevo arrivare a Gibuti. Avevo messo da parte i soldi per il visto da fare in una citta' vicino Harare chiamata Dire Dawa e per il pullman da prendere li' fino a Gibuti city. Da Harare a Dire Dawa c'e' solo un'oretta di strada, cosi' venerdi' scorso ero partito di mattina presto sperando di fare il visto al volo al volo e magari prendere un pullman in giornata per Gibuti. Ma la sfiga non perdona e cosi' quell'ora di viaggio si e' trasformata in un'odissea di 6 ore perche' la notte precedente la tempesta aveva fatto crollare un tratto di strada e non si poteva passare. Cosi' sono arrivato che l'ufficio per il visto era gia' chiuso e quindi dovevo aspettare fino alla mattina dopo. Vedo quanti soldi ho, a parte quelli per visto e pullman: 70 birr, poco piu' di 4 euro (non 70 birre, 70 birr, la moneta etiope. Un euro corrisponde + o - a 15 birr, mentre una birra, stranamente, costa ben 10 birr). E in queste situazioni ti accorgi quanto l'Etiopia sia economica, ho preso una stanza in una bella topaia per 3 euro e poi ho comprato acqua e uno sfilatino di pane. Lo sfilatino mi e' costato mezza birr, cioe' un trentesimo d'euro! E cosi' ho passato la giornata.
La mattina dopo sono ritornato a quell' ufficio. Era aperto, ma mi hanno detto che per il visto dovevo tornare lunedi'. E cosi' addio Gibuti.
Coi soldi che avevo messo da parte sono tornato ad Addis Abeba con un minibus notturno da Harare. Ci hanno fermato e perquisito una decina di volte, una cosa davvero snervante, al massimo ogni mezz'ora fermati, tutti giu' e controllo bagagli. Vabe'.
Domenica mattina ero ad Addis Abeba. Le banche erano chiuse ma per fortuna l'albergo accettava pagamenti con la visa (il problema e' solo per quanto riguarda il prelievo di soldi, non le altre spese). Gli ho chiesto se gentilmente potevano darmi anche qualcosina in contanti ma hanno detto che non esisteva proprio, e' illegale, comunque mi erano avanzati un pochino di soldi che ho speso tranquillamente perche' ero sicuro che l'indomani la carta avrebbe funzionato (non vi spiego i motivi perche' e' inutile).
Ma il giorno dopo niente, ho girato varie banche e anche hotel di lusso ma non sono riuscito a prelevare nemmeno l'equivalente di 10 euro. Ho chiesto di nuovo aiuto alla reception dell'albergo ma impietosamente non hanno voluto sentire ragioni.
Ho pensato allora di sfoderare il jolly: la banconota da 100 sloti polacchi (equivalenti + o - a 23 euro) che mi ero ritrovato addosso una volta partito. Questi 100 sloti li avevo provati a cambiare gia' a inizio viaggio, in Mozambico, ma nessuno, nemmeno al piu' infido mercato nero li voleva, guardavano la banconota polacca schifati, quasi offesi dell'affronto che gli stavo facendo nel volerla cambiare. Avevo tentato anche in Sud Africa e poi avevo rinunciato. Adesso potevano essere la salvezza e cosi' ho chiesto aiuto a un ragazzo che bazzica sempre intorno all'albergo proponendosi come guida. Abbiamo girato mezza citta' ma niente, nessuno voleva sloti polacchi. Fra l'altro molti sostenevano che era un imbroglio perche' in Polonia usano l'euro! Vabe'. (Salvo, Danilo, Marco e Filippo, me li spendero' insieme a voi alla Mela verde, al piu' presto! ;-)
Sono tornato all'albergo e ho cercato fra gli spiccioli. In mezzo a varie monetine di mezz'Africa ho trovato 3 euro. E cosi' di nuovo a girare in lungo e largo sotto il sole per provare a cambiarli, ma essendo monete e non banconote nessuno li voleva. Il tutto assumeva inoltre un tono ancor piu' surreale e kafkiano per il fatto che essendo illegale cambiare soldi, tutte queste contrattazioni avvenivano di nascosto, imboscati in vicoletti o nei retrobottega, con continui sguardi preoccupati tutt'intorno. Per cambiare 3 euro. Manco stessi spostando miliardi fra le banche dei caraibi. Comunque alla fine un ragazzo mi ha dato in cambio 20 birr, cioe' un euro e 30 centesimi, quindi una mezza sola pero' e' anche vero che non potevo sperare di piu'.
Bottiglia d'acqua, sfilatino e sono riuscito pure a controllare l'email!
E siamo arrivati a oggi, martedi'. Sono andato in banca ma sono tutte chiuse per via di una festivita'. Vabe', non ci speravo nemmeno. Ho provato ancora un po' alla reception dell'albergo ma inutilmente. Piu' che la fame un certo giramento di testa cominciava a farsi sentire cosi' mi sono messo alla ricerca di un ristorante che accettasse la VISA. Ho girato a lungo ma niente e proprio quando stavo per rinunciare in un posto che si chiama Pizza Pizza mi hanno detto si, andava bene. E meno male. Cosi' ho mangiato. Al momento di pagare ho cacciato la carta e mi hanno guardato come fossi un alieno. L'hanno pure presa in mano, girandosela fra le dita e, guardandola con occhi misti di stupore e apprensione, si chiedevano forse: e questa cosa sara' mai? E' bella pero'. Ma non sara' mica quell'oggetto diabolico di cui si vocifera, che si fa strisciare su una macchina e il pagamento e' fatto? Sara' quello? Insomma non esisteva proprio, dovevo pagare in contanti.
Io non sapevo come metterla a nome, gli dicevo guardate che mi avevate detto che andava bene, ma chissa' che avevano capito.
Per fortuna una ragazzina che stava al tavolo affianco, fra l'altro molto bellina, si e' impietosita e ha detto che avrebbe pagato lei. Questa e' stata una cosa molto triste per me, cioe' il contrario va bene, il turista occidentale vede la ragazzina etiope affianco che poverina era affamata ma non ha i soldi, paga lui, poi magari da cosa nasce cosa... cosi' va bene, ma all'incontrario e' veramente umiliante, ve l'assicuro.
Le ho detto che comunque non esisteva che non le restituivo i soldi, cosi' siamo andati alla reception dell'albergo e gli ho fatto capire che mi dovevano assolutamente dare qualcosa di soldi tantopiu' che la mattina dopo dovevo prendere il taxi per l'aereoporto, e come cavolo facevo? (si, ieri ho fatto il biglietto, domani si torna!)
Hanno borbottato ancora un po' che era illegale, finche' per fortuna uno ha detto: pero' almeno sai... intendeva dire che volevano qualcosa per loro, i merdi, e gli ho detto e' ovvio, vi do' qualcosa di mancia, merdi che non siete altro (quest'ultima parte di frase non l'ho pronunciata ma glie l'ho inviata con lo sguardo direttamente nel cervello, telepaticamente).
E cosi' si e' risolto tutto. Ringrazio soprattutto la ragazza, Rahel, mi ha dato pure il numero del cellulare ma ormai non c'e' piu' tempo... il muzungo se ne va via, si torna in Europa a cercare lavoro. A tal riguardo ho un atteggiamento molto buddista: se lo trovo, meno male. Se non lo trovo... meno male!

Beh, il viaggio finisce qui e anche il blog, mettero' un ultimo post dopo il ritorno con la mappa finale e, se succede qualcos'altro di particolare, un ultimo racconto.
Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguito, tutti quelli che hanno contribuito con i commenti, il continente Africa che mi ha avvolto tanto calorosamente e soprattutto i suoi abitanti, gli africani, che, a parte qualche insignificante eccezione, mi hanno sempre trattato come un fratello e fatto sentire a casa.

Rispondo ai commenti.

Ciao Salvo! Si, spero di tornare a Varsavia al piu' presto, magari un fine settimana!

Ciao Danilo! Si, ho saputo della febbre suina. Pare che fanno pure i controlli della temperatura negli aereoprti, speriamo che non viene un'influenza senno' va a finire che mi mettono pure in quarantena!

Ciao Wanda!! Grazie! Beh, ci vediamo fra un paio di giorni, magari da Ciaccucci.

Ciao Marco! Beh, che vuoi che ti dica... il capitano comincia ad essere un po' vecchietto, il biosgno di una fanciulla affianco nelle fredde mattine... vabe' sto delirando, si, sara' lo stress accumulato nel viaggio! Urge riposo assoluto e una bella festa a Varsavia! Speriamo presto.

Tanti baci a tutti.


Le foto, per via della censura etiope, qui:

http://picasaweb.google.com/giandecaro/HarareEtiopia?feat=directlink

Harare (Etiopia)


27 aprile 2009

Etiopia

"Faccetta nera, bella abbissina,
aspetta e spera che Dekaro si avvicina..."

Peppe


Ciao a tutti! Dai commenti mi accorgo che gli ultimi 2 interventi sono stati un po' troppo incazzati e anche se a voi e' piaciuto di piu' d'ora in poi restero' sempre fedele alla mia vera indole che e' quella di un uomo calmo e pacifico. Quindi questa volta vi racconto tutto pacatamente, tantopiu' che non e' successo un granche' nel frattempo.
Sono rimasto qualche giorno ad Addis Abeba e non sapevo cosa fare di preciso perche' puntavo molto sull'arrivo del mio amico riguardo all'itinerario da seguire qui in Etiopia. Sapevo solo che il posto piu' interessante era Lalibela, a nord, dove si trovano 11 chiese che hanno una strana caratteristica: invece di ergersi maestosamente verso l'alto, sono letteralmente scavate verso il basso all'interno della roccia e quindi il loro tetto e' a livello terra. Quasi certamente e' stato fatto affinche' i musulmani non le vedessero da lontano, e in effetti non si scorgono finche' non ci si arriva vicinissimi. Sono delle costruzioni davvero straordinarie, edificate dall'alto verso il basso e alcune chiese sono composte di un unico blocco di pietra, senza l'aggiunta di nessun altro materiale! Una cosa unica al mondo. Lalibela era appunto il re che le costrui' intorno al 1100.
Da Lalibela la cosa piu' sensata sarebbe stata quella di fare un giro largo arrivando fino ad Axum, ancora piu' a nord, e poi ritornare ad Addis Abeba per un'altra via ad ovest ma purtroppo non avevo abbastanza soldi con me per farlo e non c'erano posti oltre ad Addis Abeba dove poterli prendere. Fino ad Axum ce la facevo ad arrivare ma quelli che ci sono stati hanno detto che non c'e' un granche' da vedere, ci sono solo un paio di grossi obelischi uno dei quali fra l'altro stava a Roma fino a qualche anno fa e solo l'anno scorso e' stato rimesso al suo posto originale. Da Lalibela ci mettevo almeno 2 giorni per arrivarci, poi altri due giorni per tornare, cosi' ho rinunciato e sono tornato qui ad Addis Abeba. Ah, per gli appassionati di Indiana Jones (non dico per gli appassionati di archeologia perche' non credo ce ne sono fra quelli che seguono questo blog, senza offesa ovviamente) pare che l'arca perduta si trovi li'! Si'. La leggenda vuole che la regina di Saba ando' in Israele a far visita al re Salomone, si innammorarono ed ebbero un figlio, Menelik, ed in seguito l'arca fu regalata a questo figlio che la porto' ad Axum. A parte i piu' alti sacerdoti cristiani ortodossi nessuno puo' pero' vederla (mmm... ma guarda un po'!) e tutti i fedeli sono davvero convinti che l'arca si trovi li'. Il resto del mondo e' molto scettico. E fra l'altro non puo' essere perche' nel film si vede chiaramente che alla fine l'arca finisce nelle mani degli americani!
Da Addis Abeba a Lalibela la strada e' in costruzione e a parte qualche tratto gia' asfaltato il grosso e' un continuo attraversare cantieri. I tecnici e gli ingegneri sono cinesi. Inoltre e' quasi sempre un arrampicarsi o scendere per montagne, affianco a paurosi dirupi e si procede lentamente, quindi anche per coprire brevi distanze ci si mette parecchie ore. Infine per qualche motivo i pullman non viaggiano mai di notte e prima di sera ci si ferma a dormire per poi ripartire alle 5 di mattina del giorno dopo, tutti i pullman qui partono a quell'ora. Questo potrebbe sembrare una cosa molto drammatica per chi mi conosce, sapendo che non disdegno certo il caldo lettuccio nelle ore mattutine e visto che ci sono anche nelle prime ore pomeridiane pero' ha in compenso un vantaggio: massimo alle 5.30 il pullman effettivamente parte. Perche' un'altra cosa che non vi avevo ancora detto e' che praticamente in tutta l'Africa con eccezione dell'Etiopia, i pullman e i minibus partono soltanto quando sono pieni. Nel caso dei minibus ha anche un senso, in effetti sono come dei taxi collettivi ed e' giusto che si aspetti finche' si riempiano (per riempire intendo che fra persone e merci non si riesce piu' a infilare dentro nemmeno uno spillo). Ma nel caso dei pullman e' snervante. Cioe' se deve partire ad esempio alle 12, alle 12 in punto, come un orologio svizzero, il motore si mette in moto. L'autista da' anche un po' di gas bruuum bruuuum e si ha la sensazione di stare per partire. Poi passano 10 minuti, mezz'ora, un'ora. Dopo un paio d'ore si comincia a pensare ad altro. E fra l'altro se in alcuni casi bisogna attendere fino a che tutte le sedie siano occupate, in altri bisogna aspettare finche' anche tutto lo spazio in mezzo sia completamente riempito da persone in piedi!
Ritornando all'Etiopia devo dire che nonostante tutto e' comunque piacevole viaggiare per via degli splendidi scenari che si attraversano. Intorno Addis Abeba ci sono zone dalla vegetazione fiorente, mentre andando verso nord tutto diventa arido. La cosa che fa piu' impressione sono i letti dei fiumi completamente prosciugati, si passa sopra ponti maestosi e sotto non si vede un rigagnolo d'acqua. Come in Sicilia, uno dei principali problemi dell'Etiopia e'... la siccita'.
L'altopiano si distende a perdida d'occhio in una vastita' infinita e un pensiero nel cuore sorge spontaneo: questo era tutto nostro!! Se solo la perfida Albione, nemmeno il tempo di dichiarargli guerra, non ci avesse cacciati via a calci in culo! Come non pensarci. Pero' almeno, cosi' come avevo detto che il colonialismo tedesco aveva portato qualcosa di positivo in Namibia: la birra Windhoek, nel caso dell'Etiopia abbiamo portato la macchina per l'espresso, una rarita' nel resto dell'Africa. Qui anche il piu' sfigato baretto ne ha una, anche se poi io prendo sempre lo "sprizz" che e' caffe' e te' assieme e ha un gusto sfizioso, oppure vado a prendere il caffe' nelle case degli etiopi, la coffee ceremony la chiamano, praticamente lo preparano fin dai chicchi di caffe' crudi! Li cuociono, li pestano e alla fine si beve. Piu' che altro e' piacevole perche' e' un modo per entrare nelle case e si conosce tutta la famiglia e spesso parte del vicinato.
Ci sono inoltre molti piatti tradizionali buoni e originali. Il piu' noto si chiama injera ed e' una specie di pane molle e spugnoso che fa da base per altre pietanze sopra, tipo curry e vegetali. Non si usa forchetta o cucchiaio, si prendono pezzi di injera e con questo si raccoglie il cibo.
Un altro piatto tipico consiste di pezzetti di carne con cipolla e peperoncino su un piatto rovente e poi ce n'e' uno che non ho il coraggio di provare perche' mi fa impressione: carne di manzo cruda. Si taglia direttamente dall'animale e si mangia col peperoncino.
Sia all'andata che al ritorno per Lalibela mi sono fermato in una cittadina chiamata Dese. Bruttina, con una lunga strada polverosa centrale e baracche tutt'intorno. La seconda volta, di ritorno ad Addis, sono arrivato li' nel primo pomeriggio. Stavo nel ristorante dell'albergo e la cameriera, Ejegaje, mi ha detto che stava quasi per finire di lavorare, in caso volevo andare a fare una passeggiata con lei. E cosi' siamo usciti.
Dapprima siamo andati in una casarella dove c'erano la sorella e la madre e abbiamo fatto la coffee ceremony. Quasi tutte queste casarelle, ovunque in Africa, sono fatte con un impasto di terra che si incastra in mezzo a dei pali di legno. A volte all'interno questa parete di terra e' coperta da un qualche telo, spesso molti sacchi affiancati. Sono formate di solito da due piccole stanzette, una che fa da soggiorno e camera da letto e l'altra da cucina.
Dopo 3 caffe' ci siamo avviati verso un'altra casarella, questa molto piu' lontana, all'interno della baraccopoli. Li' c'erano suo fratello e un'altra madre (si, c'e' una certa illogicita' in questo, comunque credo che questa fosse la madre naturale). Anche li' abbiamo fatto la coffee ceremony, altri 3 caffe'.
Poi Ejegaje si e' allontanata per un po' e il fratello ha abbandonato i discorsi sull'Arsenal, Inter Milan, A.C. Milan, Chelsea ecc... e ha assunto un tono serio. Ha detto che era molto contento, sapeva che ero una brava persona di cui ci si poteva assolutamente fidare, bisognava adesso vedere fra quanto tempo Ejegaje avrebbe potuto raggiungermi in Italia. C'erano da vedere alcuni dettagli tecnici per il matrimonio ad esempio il fatto che loro erano ortodossi e io cattolico, ma non sarebbe certo stato un problema. Piu' in la' ci avrebbe raggiunto anche lui, forse fra un anno. Non che sia la prima volta che mi capiti una situazione del genere, ma questa ha battuto tutti i record di velocita'. E non pensiate che nel frattempo io gli davo corda o ero vago, dicevo a chiare lettere che ci deve essere un malinteso... che era un po' troppo presto per parlare di certe cose... si', e' bella ma non credo di esserne innamorato... e poi io sono uno cosi', un vagabondo solitario che vede nel matrimonio una gabbia dorata asfissiante e claustrofobica... ma era come parlare al vento, lui continuava a discutere di visti, biglietti aerei e torte nunziali.
Pero' vabe' comunque sia sono stati tutti gentilissimi, ho passato davvero una bella giornata in compagnia loro... e comunque sto ancora ponderando l'offerta! ;-)
Ah, rispondo in anticipo alle vostre ovvie, scontate, eterne domande: No. Con Ejegaje alla fine non ho fatto nulla.
Il giorno dopo il tratto da Dese ad Addis Abeba e' stato drammatico, una giornata un po' sfigata. Prima e' esplosa una gomma del mini-bus, abbiamo sbandato ma per fortuna non siamo finiti giu' nel precipizio. Poi, dopo riparata, il mini-bus si e' fermato per guasti varie volte e infine definitivamente, non si metteva piu' in moto. Siamo rimasti fermi un paio d'ore cosi', finche' e' passato un pullman su cui siamo saliti tutti. Qualche chilometro e pam! la ruota si e' bucata! Comunque in nottata abbiamo raggiunto finalmente Addis Abeba.
Riguardo poi a come continuare il viaggio, e rispondo cosi' anche al commento di Danilo, non ho ancora un biglietto di ritorno (avevo fatto solo andata per Johannesburg) ma mi sa che ormai volge al termine perche' mi sono "imbottigliato" in un punto morto. Se guardate la mappa a nord c'e' l'Eritrea ma i confini con l'Etiopia (e anche con Gibuti) sono chiusi, a est c'e' la Somalia e non e' proprio cosa, e la piccola Gibuti dove forse andro' qualche giorno. Da Gibuti volendo si potrebbe prendere una barca e andare nello Yemen attraverso il golfo di Aden, ma in questo periodo e' sconsigliatissimo perche' queste barche sono illegali e se fino a poco fa i governi di Gibuti e Yemen chiudevano un occhio, in questi giorni con tutto il casino che stanno facendo i pirati somali nel golfo di Aden, la marina dello Yemen sta spesso attaccando e affondando queste barche e ci sono stati pure molti morti. Dopo, i sopravvissuti (che sono in effetti spesso profughi somali) vengono tutti arrestati. Resta ad ovest il Sudan. Si potrebbe in effetti attraversarlo ed arrivare fino in Egitto. Fino a qualche giorno fa credevo che il problema principale fosse il fatto che per ottenere il visto bisogna attendere almeno 3 settimane, spesso di piu'. Una coppia australiana pero' mi ha detto che se si chiede il visto di transito lo fanno in qualche giorno. E' subentrato un altro problema: in Sudan nessuna carta di credito funziona e quindi bisogna portarsi i soldi da qui, ma io ho raggiunto il limite con una delle mie due carte (la VISA) mentre l'altra non funziona.
E qui ne approfitto per dirvi che non e' colpa mia se ho raggiunto il limite con la carta ma e' la banca (la Natwest, fra l'altro la seconda banca britannica, figuriamoci!) che ha unilateralmente e senza nemmeno mandarmi una email di notifica cambiato le regole! Cioe' fino a poco fa potevo prendere 1000 pound (circa 1100 euro) al mese sia come spese sia come anticipo contante. Quando stavo a Zanzibar non riuscivo a capire come mai non uscivano piu' soldi e pensavo che me l'avevano bloccata per qualche motivo, cosi' ho telefonato e il tipo mi ha detto che potevo ancora fare 600 pound di spese in quel mese, ma non prelevare contanti. Questo davvero e' sintomatico di come ormai le banche stanno con le pezze al culo, cioe' andare ad abbassare il limite alle carte sfigatissime come la mia! E vi dico la verita', anche se questo fatto mi sta danneggiando, sono comunque contentissimo che finalmente questo castello di carta sta finalmente crollando, o, piu' filosoficamente, il velo di maya del capitalismo internazionale si stia dissolvendo... illusione... solo illusione. Riguardo poi ai banchieri suggerirei di donargli una bella zappa affinche' se ne vadano a zappare la terra. Proveranno cosi' per la prima volta la sensazione di fare qualcosa di concreto e soprattutto non dannoso e parassitario per la societa'. E se poi non vogliono zappare, quella zappa gliela chiaviamo in testa... pacatamente.

Riguardo alle foto, sempre per quella cazzo di censura (e alla fine mi avete fatto arabbiare pure stavolta!) le devo mettere a parte qui:

Fotografie

Etiopia

Tanti baci. Forse il prossimo post sara' l'ultimo... e poi si torna a casa.

Grazie Piergiorgio, Danilo, Marco e Salvo per i commenti! A Piergiorgio dico: Si', quello e' il messaggio! Io ho rischiato sulla mia pelle per donarvi questa verita'. Rattarsi sempre. E se puo' sembrare una cosa un po' grezza, mettetela cosi': meglio vivere un po' grezzamente che morire alla De Cubertain!

18 aprile 2009

Il terrificante viaggio da Nairobi a Addis Abeba

Ciao a tutti. Avevo scritto questo post 3 giorni fa, ma al momento di pubblicarlo non aveva funzionato. Oggi avevo riprovato e ancora niente... pensavo che ci fosse un problema con blogger.com ma dopo mi e' venuto un sospetto e tramite una ricerca su google ho saputo che in Etiopia blogger.com e' censurato!! Insieme a quasi tutti gli altri siti di blog! Non solo e' impossibile pubblicare ma anche vedere un qualsiasi blog.
Ovviamente ci vuole ben altro per fermare uno come me (buffonate a parte, oltre a una passione personale ho dovuto affinare varie tecniche quando in ufficio si illudevano di non farci usare internet. In questo caso e' bastato semplicemente un proxy, per la cronaca: www.vtunnel.com)

Ne approfitto per mandare un vaffankulo a tutte le censure, sempre. E restiamo vigili affinche' cio' non avvenga presto anche in Italia (con qualsiasi scusa ce lo vogliano appioppare, qui in Etiopia le autorita' dicono addirittura che si tratti di un problema tecnico!! Il tutto fin dal 2006!)

Un'ultima cosa. In questi 2 giorni sono stato un po' triste perche' il mio amico all'ultimo momento ha deciso di non venire e non so se potra' venire nei prossimi giorni. Il post che segue e' quello originale scritto prima che sapessi che non sarebbe arrivato.

----------

Ciao a tutti! Sono nella "nostra" Etiopia, ad Addis Abeba. Sulle strade sono spuntati i cammelli e nel cielo la stella polare. Un viandante della rete che finisce su questo blog e vede il banner con scritto "Dekaro in Africa del sud" pensera': l'Etiopia in Africa del sud? Ma questo Dekaro non sara' un po' confuso? No, caro viandante. Il fatto e' che il viaggio era iniziato li' e poi via via sono arrivato qui. E quindi non rompere. Comunque adesso vi racconto il viaggio da Nairobi fino a qui. "Ci avevano detto di aspettarci il peggio e il peggio e' stato" aveva detto una coppia israeliana che l'aveva fatto (all'inverso). In effetti e' stato a tratti allucinante e sconfortante, pero' a conti fatti anche molto avventuroso e divertente.
Allora. Poco dopo aver scritto l'ultimo post ho preso un taxi per andare in un quartiere nella periferia di Nairobi chiamato Isli, abitato in prevalenza da somali, dove mi avevano detto che partono pulman o camion per Moyale, la citta' al confine fra il Kenya e l'Etiopia.
Volevo andare e tornare prima che facesse buio perche' Nairobi, ad eccezione della zona centrale intorno all'Hilton, con le tenebre diventa molto pericolosa, pero' siamo rimasti bloccati in un traffico infernale. Cosi' siamo arrivati in questo quartiere quando era ormai buio e il tassista era spaventatissimo, continuava a guardarsi intorno nervosamente e a borbottare che i somali sono gente cattiva, gente cattiva.
Non sapevamo nemmeno precisamente dove andare, poi ci hanno indirizzati verso una via buia che era completamente bloccata da alcune auto che si erano impantanate nel fango. Allora siamo scesi e abbiamo proseguito a piedi. Il tassista era sempre piu' spaventato e mi trasmetteva uno stress addosso incredibile, fra l'altro avevo tutto con me, passaporto, carta di credito e quella cavolo di macchina fotografica (questa macchina fotografica mi ha insegnato solo una cosa: chi possiede e' posseduto). Finalmente siamo arrivati di fronte a un minuscolo baracchino fatiscente che fungeva da ufficio per questo pullman.
Dentro non c'era nessuno ma e' sbucato un signore che mi ha fatto il biglietto. Ha detto che il pullman ci avrebbe messo almeno 35 ore, ma quasi sicuramente di piu, e che sarebbe partito alle 11 di mattina del giorno dopo. Puntuali, mi raccomando.
La mattina dopo alle 11 ero li' ma il pullman non c'era. Ho guardato dentro il baracchino e all'inizio mi sembrava che non ci fosse nessuno, poi ho scorto rannicchiato in un angolino un ragazzo piccolo piccolo rachitico. Aveva gia' l'aspetto di un vecchietto e gli occhi gialli gialli di una qualche malattia.
Gli ho chiesto dove era il bus e mi ha risposto che sarebbe arrivato a minuti. Mi sono seduto su una sedia di plastica, al bordo della strada, e sono rimasto un po' cosi', a guardare le persone che passavano in questo quartiere somalo.
Verso le 4 ho cominciato a sospettare che non sarebbe arrivato nessun pullman. Verso le 5 questa opinione era condivisa da tutti quelli che aspettavano e fra l'altro molti di loro avevano gia' fatto questa esperienza il giorno prima. Il tipetto pero' continuava ad assicurarci che il pullman stava li' li' per arrivare, solo qualche minuto. Alle 6 anche il tipetto, sotto pressione, ha ammesso che non sarebbe arrivato nessun pullman, ma l'indomani sicuramente si'!
Io e la maggior parte l'abbiamo presa con filosofia ma alcuni si sono inkazzati e hanno iniziato a inveirgli contro. Alla fine una signora anziana ha dato di matto e dopo essere improvvisamente entrata nel piccolo baracchino-ufficio ha iniziato a picchiarlo di brutto. Il tipetto a onor del vero non reagiva alle botte, cercava solo di parare i colpi, mentre tutti gli altri gridavano alla signora di fermarsi (credo, parlavano in swaili). Nessuno pero' la bloccava fisicamente, forse perche' alla fin fine eravamo tutti contenti che quel cazzetto allerta pigliava un po' di mazzate. Poi, dopo averlo finito di struppiare buono e meglio, la signora se n'e' andata e con lei quasi tutti.
Siamo rimasti solo i pochi che dovevano assolutamente partire, non c'erano santi (era il 10 aprile e, come vi avevo detto nell'altro post, dovevo assolutamente raggiungere Addis Abeba per il 15 per un appuntamento all'aereoporto con un amico che veniva dall'Italia). Abbiamo fatto capire al tipo che ora era meglio se risolveva la situazione e lui in effetti si e' dato subito da fare, andando avanti e indietro per cercarci un passaggio col camion.
Alla fine e' riuscito a trovarmi un posto in un camion che stava partendo per Moyale, ma il problema era che di solito su questi camion si puo' stare sopra e quindi cosi' non e' tanto drammatica, invece su questo camion no: trasportava delle assi di legno e c'era un piccolo spazio fra la fine di queste assi e il bordo del rimorchio, poco piu' di un metro. Li' mi sarei dovuto infilare, restandomene seduto giu' nel fondo, stretto stretto.
Fare 35 ore o piu' seppellito li' sotto insieme ad altri 4 disgraziati non mi sembrava proprio il caso. Inoltre credo che non era nemmeno tanto sicuro perche' se ad esempio avveniva una frenata brusca le assi di legno potevano slittare in avanti schiacciandomi.
Per fortuna nel frattempo avevo conosciuto un distinto signore sulla trentina, Hussen, che era stato in Italia da bambino e ha una sorella che lavora a Milano. Hussen, senza chiedermi nulla in cambio, si e' messo d'impegno ad aiutarmi e alla fine mi ha trovato una situazione diecimila volte migliore: un posto in un camion nella cabina dell'autista fino a una citta' chiamata Marsabit, a circa 8 ore dal confine. Li' potevo riposarmi per la notte e quindi riprendere un altro camion il giorno dopo. Perfetto.
Nella cabina del camion si stava davvero bene, larghi, con una bella visuale. Oltre a me e il guidatore c'era un ragazzo, Ismael, che era fra quelli che aspettavano il pullman prima e dopo partiti ci siamo messi a discutere su varie cose, in particolare di religione, lui infatti e' un fervente musulmano praticante.
Verso le 3 di notte ci siamo fermati per una pausa in un posto chiamato Isolo. Fino a quel momento la strada era stata in buone condizioni ma da li' in poi avrebbe fatto schifo fino al confine. Nella piazzola di sosta tutti i camionisti parlavano agitati e concitati, e ho chiesto a Ismael cosa si stavano dicendo. Si trattava del fatto che quella notte i banditi erano attivi sul tratto di via da li' fino a Marsabit e alcuni camion erano stati assaltati.
Cosi' abbiamo deciso di continuare assieme ad altri due camion, tipo una mini-carovana, per essere piu' sicuri. Ismael mi ha spiegato che questi banditi di solito bloccano la strada in qualche modo e quando il camion si ferma, armati di fucile si fanno consegnare tutto. Altre volte semplicemente sbucano all'improvviso dai lati della strada col fucile puntato e se il camion non si ferma sparano. Ha aggiunto che se ci fermavano non dovevo assolutamente reagire o oppormi a quello che dicevano senno' mi ammazzavano. Ale'.
Siamo ripartiti ed effettivamente subito dopo la strada ha iniziato a fare schifo, a tratti non si poteva nemmeno parlare di una vera e propria strada. Un camion avanti, noi in mezzo e uno dietro. Quello avanti andava velocissimo e spesso spariva dalla vista e comunque sia dopo un po' ha preso un'altra via. L'altro invece restava spesso indietro e quindi alla fine stavamo quasi sempre soli.
La zona era desertica, c'era la luna piena e le ombre degli arbusti creavano continuamente immagini di feroci banditi armati. Quando e' spuntato il primo raggio di sole un'ondata di rilassamento ma ha invaso e nonostante la strada mi sono addormentato.
Mi sono svegliato un paio di ore dopo, ci eravamo fermati. Davanti a noi c'era anche l'altro camion, fermo, e tutti discutevano animatamente. I ragazzi che viaggiavano sopra il carico dell'altro camion sostenevano di aver visto alcuni uomini armati in mezzo ai cespugli, lontano. Ho detto a Ismael ma come e' possibile? C'e' la luce ormai! Ma mi ha risposto che non c'entra niente. I banditi sono attivi 24 ore su 24.
Dopo una decina di minuti fu deciso che avremmo fatto quel tratto alla massima velocita', tutti e due i camion assieme, vicini vicini. Ismael era tranquillo: Dio ci avrebbe aiutato. E fra l'altro proprio la notte prima, parlando di religione, aveva detto: vedi Giovanni, noi potremmo morire anche domani ma questo non e' importante... e cosi' via. Purtroppo siccome era un discorso profondo e affascinante non mi ero nemmeno rattato le palle al momento e credo che ormai era troppo tardi per farlo.
Quindi, sempre pacatamente, ha detto che ora voleva chiamare la moglie per sentirla un'ultima volta in caso succedeva qualcosa. Io purtroppo non avevo nessuna fede divina a consolarmi (e quanto ti ho invidiato in quei momenti, Salvo! Come ti vedevo li' impertubabile e impavido ad affrontare i banditi!) e mi impressionavano di piu' i discorsi dell'autista che si lamentava in particolare del fatto che spesso i banditi pestano di brutto, anche quando non ci si oppone e puo' capitare di ritrovarsi con qualche ossa rotta. E questa era la situazione.
Abbiamo acceso i motori e via! L'autista da allora non ha piu' spizzicato una parola, concentratissimo sulla guida. Correvamo come i pazzi, saltando su quella strada tutta fossi e buche. Non e' successo nulla, solo a un certo punto e' sbucato un tipo dai cespugli che correva verso di noi urlando qualcosa e facendoci segno di fermarci, ma non era armato e quindi non ce lo siamo cacati proprio.
E cosi' siamo arrivati sani e salvi fino all'unico posto di blocco della zona (nel sud del Kenya ce n'e' uno ogni 5 chilometri, nel nord uno ogni 500, vabe'). Li' abbiamo fatto colazione e nel frattempo aspettato che arrivassero altri camion. Ora eravamo davvero una carovana, 6 o 7 camion, e da li' siamo ripartiti viaggiando tutti assieme perche' quello era il tratto piu' pericoloso in assoluto. Per fortuna quando c'e' una carovana cosi' lunga e' rarissimo che i banditi attacchino. Tenete conto che ogni camion portava sopra il carico in media una decina di persone, quindi eravamo davvero tantissimi.
Via via che procedevamo, di tanto in tanto l'autista diventava ancora piu' preoccupato e ci raccontava le modalita' dell'assalto che era avvenuto li' dove ci stavamo dirigendo. La cosa davvero impressionante era il "quando" erano avvenuti gli attacchi. Non si trattava di un anno prima, o mesi, o almeno settimane. No. L'altroieri sono sbucati da li'. Tre giorni fa hanno attaccato un mio amico dopo quella curva. IERI ne hanno assalito uno qui!
Ci ha raccontato anche di un camionista particolarmente sfigato che tre giorni prima era stato attaccato due volte nello stesso giorno, sia all'andata che al ritorno! Ho chiesto a Ismael se sapeva chi fossero. Ha detto che sono soprattutto della tribu' dei Rendile, che popolano quelle zone in gran parte come nomadi vivendo di caccia. Vestono quasi come i masai ma, a differenza di questi, non disdegnano le armi da fuoco. Quando, come adesso, ci sono periodi di particolare siccita' e non riescono a cacciare animali per sopravvivere assaltano i camion. Abbiamo anche fatto due soste in piccoli villaggi rendile. E in effetti sono dei merdi, non si volevano far fare le foto. Allora ne ho fatte alcune di nascosto (dopo le metto). Quelli a cui le facevo non se ne accorgevano ma al posto loro arrivavano altri a protestare in maniera anche aggressiva! Meno male che c'era Ismael che mi apparava sempre la situazione.
Dopo aver superato l'ultimo punto pericoloso, con delle rocce che scendendo fino al bordo della strada creavano un nascondiglio perfetto, verso le 5 di pomeriggio siamo arrivati a Marsabit.
La mattina dopo (12 aprile) mi sono messo a cercare un camion con Ismael. Verso le 2 avevo trovato un passaggio sopra il carico di uno che (dicevano) stava li' li' per partire. Sono salito sopra e non si stava male, pero' qualche minuto dopo ho saputo che il camion non sarebbe andato direttamente al confine ma si sarebbe fermato per la notte in un posto in mezzo al deserto. Temevo quindi che non ce l'avrei fatta piu' in tempo per l'appuntamento, cosi' sono sceso e mi sono messo a cercare qualcos'altro.
Ma non c'era niente da fare: tutti i camion si fermavano in quel posto per la notte e ripartivano la mattina dopo. Nel frattempo pero' ho trovato un camion dove c'era posto nella cabina del guidatore e a parte questo ho fatto bene a scendere dal camion precedente perche' poi l'ho visto partire alle 7 di sera, quindi sarei rimasto lassu' sul carico al sole fermo per 5 ore!
Siamo partiti verso le 8 di sera. Come carico portavamo la macchina degli unici turisti avvistati durante questo viaggio Nairobi- Addis Abeba: 3 ragazzi americani che erano miracolosamente arrivati fini li' con una macchina normale (non un fuoristrada). La macchina era arrivata piu' morta che viva, l'avevano fatta riparare ma ora quel tratto di strada era davvero impossibile.
Siamo entrati nel deserto vero e proprio, non si vedeva piu' nemmeno un piccolo arbusto tutt'intorno e verso mezzanotte ci siamo fermati a dormire in un posto un po' spartano, diciamo pure cosi'.
La mattina dopo verso le 7 e mezza siamo ripartiti. L'autista ha detto che in 3 ore saremmo arrivati a Moyale, la citta' al confine. Benissimo. La strada era una poltiglia di fango e continuava a peggiorare. Verso le 8 e mezza ci siamo impantanati per la prima volta. Siamo riusciti a spantanarci (esiste?) solo un paio di ore dopo e siamo ripartiti. Una cinquantina di metri e ci siamo ri-impantanati. Fra l'altro non eravamo gli unici, tutta la via era piena di camion bloccati. Dopo un paio d'ore siamo ripartiti ma nel frattempo si era bucata una ruota. Non c'era la ruota di scorta, bisognava ripararla sul posto. Per fortuna ormai non eravamo piu' nel deserto pieno, c'erano degli arbusti sotto cui ripararsi dal sole. Mi sono messo all'ombra e ho aspettato gli eventi. Siamo ripartiti verso le 2 e mezza di pomeriggio. Quindi praticamente ci abbiamo messo 6 ore per fare 100 metri. D'altrocanto non siamo tutti Shumacher. In serata siamo arrivati finalmente in questa cazzo di Moyale, cittadina spezzata in due dal confine Kenya- Etiopia. E di nuovo devo ringraziare la coppia svizzera (e il santo che me l'ha mandata) per avermi detto che il visto per l'Etiopia non si puo' piu' fare li'. Senno' dopo tutto questo dovevo ritornare indietro a Nairobi! Mi sparavo.
La mattina dopo (14 aprile) sono partito per Addis Abeba (con sosta notturna in una citta' chiamata Awasa) e sul pullman ho conosciuto due sorelle etiopi, Yeshi e Isega (Salvo, desisti!) che mi hanno aiutato in tutto. La sera abbiamo visitato Awasa, il suo lago e un parco pieno di uccelli e poi abbiamo mangiato un buonissimo piatto tradizionale etiope (prezzo: mezzo euro!). il pomeriggio dopo ho finalmente raggiunto Addis Abeba pelo pelo per l'appuntamento - sic! - (nel senso che cosi' avevo scritto, ma anche come piccolo singhiozzo triste, ma da qui in poi ve lo racconto la prossima volta)

Riguardo alle foto, potrei anche usare il proxy ma ci mette una vita. Le metto in maniera alternativa qui:

Fotografie del viaggio da Nairobi ad Addis Abeba


Viaggio da Nairobi ad Addis Abeba

Buona pasqua a tutti!

Ah, e a proposito... a sto punto dopo tutte 'ste tarantelle almeno mi tolgo lo sfizio di scrivere: VAFFANCULO AL GOVERNO ETIOPE! Siete peggio di Mussolini, Selassie e Mengistu messi assieme.


9 aprile 2009

Lago Bunyonyi (Uganda) e Nairobi (Kenya)

Ciao a tutti! Vi scrivo da Nairobi, per gli amici Nairobbery, dove sono arrivato questa mattina dopo altre 15 ore di pullman da Kampala, ma almeno stavolta il pullman aveva gli ammortizzatori.
Qui a Nairobi c'ero gia' stato una decina d'anni fa e a dire il vero me la ricordavo piu' brutta e stressante di come mi appare oggi. E' da stamattina che sto cazzeggiando piacevolmente per il centro. Ora inizio a sentirmi un po' stanchino pero' voglio scrivere il post perche' non credo ne avro' la possibilita' nei prossimi giorni.
Dall'ultima volta sono finito un po' casualmente a Kabale, nella parte sud-ovest dell'Uganda, praticamente a pochi chilometri dal Ruanda a sud e il Congo a ovest e da li' sono andato sul lago Bunyonyi.
Questo lago e' un posto davvero spettacolare perche' contiene all'interno un mini arcipelago di decine di isolette verdi. Una di queste isolette era occupata interamente dalla guest house dove sono stato per una settimana, una vista straordinaria e una pace totale, davvero uno dei posti piu' tranquilli dove sono mai stato. Si sentivano e vedevano una miriade di uccelli, da quelli piccolissimi a quelli grandicelli tipo falchetti, ibis e aironi. In piu' aveva una piccola biblioteca, in particolare c'erano libri di storia africana, cosi' mi sono schiarito le idee su alcuni punti. C'era anche una saletta dove la sera proiettavano i film, pero' a parte la prima sera siamo rimasti sempre senza corrente, al lume di candela.
Un giorno ho fatto un tour per il lago con la canoa insieme a una guida. Si e' rivelato abbastanza impegnativo, io pensavo che a remare sarebbe stata solo la guida ma appena partiti mi ha appioppato un remo e siamo arrivati sulla terra ferma dopo ben due ore. Li' eravamo proprio al confine con il Ruanda, abbiamo camminato per un'oretta attraverso verdi campi fino ad un villaggio di pigmei, che pero' a dire il vero non erano poi cosi' bassi. Ovviamente quando hanno saputo la mia nazionalita' mi hanno fatto grandi feste per il fatto che un membro della loro tribu' e' ora il nostro primo ministro.
Come mi aveva suggerito la guida ho dato al capo tribu', un solare vecchietto, qualcosina di soldi, l'equivalente di 3 euro e forse per questo si sono sentiti in dovere di fare un ballo per me. A me gia' normalmente non piace guardare le danze ma questa era davvero assurda. Non stava ne' in cielo ne' in terra. Cioe' alcuni si sono messi a cantare e altri a ballare, ma si vedeva che non era nulla di una danza tradizionale, semplicemente ognuno ballava alla meno peggio (e togliamo pure quel meno) con uno stile proprio. Chi saltava, chi correva avanti e indietro con le mani alzate, chi si buttava a terra. A parte i bambini che ballavano divertiti e contenti, il resto mi appariva una stronzata pazzesca. Alcuni degli uomini mi sembravano anche un po' ubriachi. Poi finalmente il ballo e' finito e ognuno e' ritornato a fare quello che stava facendo prima del mio arrivo, lavorare la terra, tagliare i rami, preparare il cibo ecc...
Dopo, ritornando con la canoa, e' venuta prima una pioggerellina e poi all'improvviso il diluvio universale. Non si puo' descrivere quanta acqua cadeva, ci siamo affrettati a raggiungere la riva e li' ci siamo riparati, per quanto possibile, sotto delle piante di banane. L'acquazzone non finiva piu', a un certo punto ho iniziato a tremare di freddo e dopo mi e' toccata anche un'altra ora e mezza di remate fino alla guest house. Li' in seguito mi e' venuto uno strano dubbio: ma non e' che la tempesta e' stata scatenata dalla danza dei pigmei?? :-))
Da Kabale si poteva entrare in Ruanda ma non ci sono andato per due motivi. Primo, per via dei visti, che mi stanno ciaccando troppo. 80 dollari solati (usiamo i termini giusti) dallo Zambia, 50 dollari dalla Tanzania, 20 dollari visto di transito per il Kenya (fatto gia' 2 volte) 50 dollari Uganda, stamattina 30 per quello etiope. Se andavo in Ruanda dovevo spendere 60 dollari per entrare piu' altri 50 per rifare di nuovo quello ugandese!
Secondo motivo e' che non ho tempo, infatti ho un appuntamento per il 15 aprile ad Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia, con un mio carissimo amico, Tiziano, compagno di innumerevoli viaggi e non vi faccio la lista perche' sarebbe troppo lunga.
Ora per arrivare li' mi aspetta la parte piu' difficile e dura di tutto il viaggio, come purtroppo mi stanno confermando quelli che hanno fatto quel tragitto all'incontrario, venendo cioe' dall'Etiopia. "Ci avevano detto di aspettarci il peggio e il peggio e' stato" ha detto una coppia israeliana, e fra l'altro e' molto probabile che il tratto da qui al confine con l'Etiopia dovro' farlo sopra il carico di un camion attraverso il deserto! C'e' solo un pullman a settimana, ma nessuno mi ha saputo dire in che giorno, appena finisco questo post devo andare alla periferia di Nairobi dove sapro' quando e come partiro' da qui. E meno male che una coppia svizzera conosciuta quando stavo al lago mi ha fatto sapere che le regole sono cambiate e al confine non fanno piu' il visto ma bisogna farlo qui, senno' arrivavo fino a li' (circa 20 ore se c'e' il pullman, circa 30 ore se vado sul camion) e poi dovevo tornare indietro!! Come e' appunto capitato a un povero disgraziato che avevano incontrato.
Per rendere il tutto ancora piu' divertente nella zona al confine imperversano bande di predoni che se spuntano si prendono semplicemente tutto.
Comunque vabe', nessuno me l'ha ordinato di fare e quindi e' inutile starsi a lamentare. Pero' tenete presente che lo sto facendo per voi, solo per voi, lettori del blog! ;-) Meditate gente, meditate.
Infine vi racconto che ieri notte, in viaggio, ci sono state un paio di situazioni strane con la polizia. Fino ad ora, durante tutto il viaggio, si sono sempre comportati benissimo. Mi ricordo che prima di partire avevo letto su vari forum e blog cose allucinanti sulla polizia africana e su come cercano sempre di fregarti ma a dire il vero, saro' stato fortunato, sono sempre stati gentilissimi ovunque.
Nemmeno ieri e' successo nulla di particolarmente grave, primo episodio al confine, quando dopo il timbro del passaporto e il visto stavo facendo a piedi il tratto di strada per arrivare al pullman. Questi tratti di strada, in qualsiasi confine, di solito sono delle vie crucis, in particolare ci sono centinaia di sbandati che cercano di cambiare i soldi o a prezzi spudoratamente piu' bassi o spudoratamente piu' alti (perche' in questo caso sono falsi). Ieri notte invece non c'era nessuno pero' a un certo punto e' sbucato dal buio un soldato con un fucilone. Mi ha chiesto il passaporto e glie l'ho dato. Poi mi ha chiesto il certificato del vaccino della febbre gialla. E li' erano cavoli, perche' non ce l'ho e infatti fino all'ultimo ero stato in dubbio se farmelo a Kampala, pero' vari turisti mi avevano assicurato che non lo chiedono mai. Questo vaccino l'ho fatto quasi 10 anni fa, e la sua durata e' proprio 10 anni, quindi in realta' sono in regola, solo che nel frattempo ho perso il certificato. Allora ho iniziato a rispondere un po' vagamente: si' tutto a posto, l'ho fatto! Lui pero' insisteva per vedere il certificato. Era chiaro che in realta' stava cercando solo di spillarmi qualcosa di soldi e io qualche euro glielo avrei pure dato ma avevo paura che cosi' facendo ammettevo di non essere in regola e poi lui mi chiedeva una cifra molto piu' alta. Perche' in effetti e' obbligatorio per entrare in Kenya (e anche in Etiopia... speriamo bene). Allora ho continuato a essere vago, ho detto che comunque sarei stato solo di transito, ma lui insisteva. Alla fine ho fatto finta di cercarlo fra alcune carte e poi gli ho detto che ce l'avevo nello zaino sul bus. Per fortuna non voleva incamminarsi fino al bus, ha detto ancora un paio di volte: e quindi come vogliamo fare? Poi alla fine ha scosso la testa, ha sorriso in segno di resa e mi ha fatto segno che potevo andare.
Poco dopo che siamo partiti sul bus, secondo episodio. C'era un posto di blocco e ci hanno fermato. Fin qui nulla di strano, tutte le strade africane sono strapiene di posti di blocco. Sia se sei in bus, minibus, per conto tuo (tipo quando stavo con la macchina in Namibia o col motorino a Zanzibar) ti fermano una miriade di volte. C'e' un controllo velocissimo, tanti sorrisi, magari qualche battuta e via. Qualche volta qualche perquisizione, non solo ai confini ma anche nel bel mezzo di una via (in effetti ora che mi ricordo a Pablo in Botswana una volta gli fecero una perquisizione lunghissima, io e tutto il resto del bus aspettammo per una ventina di minuti prima che ce lo restituissero) ah e poi una cosa curiosa che non vi avevo detto: soprattutto in Botswana e Zambia ogni tanto il bus si ferma, tutti scendono e devono camminare sopra una specie di panno inzuppato atterra. Motivo? Perche' cosi' facendo i batteri sotto le scarpe muoiono e non possono entrare nel territorio dove ci si sta dirigendo! Io non me ne intendo di queste cose ma mi sembra un po' un'assurdita'.
Ieri notte invece i poliziotti che ci hanno fermato erano strani, si sono comportati subito in maniera aggressiva. Si vedeva che erano stanchi e stressati. Anzitutto ci hanno fatto scendere dal bus con tutto quello che avevamo sopra con noi, nel mio caso la borsa con la macchina fotografica e le cose importanti. Quindi ci hanno fatto mettere in fila proprio davanti ai fanali accesi del pullman. Il fanale a destra le donne e a sinistra noi uomini. Era una situazione strana e quando qualcuno si spostava un po' dal suo posto gli sbraitavano contro di rimettersi in linea. Dopo una decina di minuti che stavamo tutti fermi cosi' hanno iniziato i controlli dei passaporti e delle borse, il tutto con una grossa pila che sparavano a qualche centimetro dalla faccia delle persone.
Fra l'altro a me il tipo diceva: non sei tu! non sei tu! Io ero abbagliato da questa cazzo di pila finche' finalmente ho focalizzato che non aveva in mano il mio passaporto ma quello di qualcun altro e quindi effettivamente, per quanto abbronzato, non ero il nero della foto. Poi sono andato verso il bus e un altro poliziotto davanti all'entrata ha iniziato con una sorta di bacchetta a colpire ripetutamente la mia borsa e diceva e che hai qua che hai qua?? Ho detto: Ferma! C'e' la macchina fotografica! "E che ci fai?" "Le foto" "Ah, sei un giornalista quindi?" "No" "E quindi?"
A quel punto non sapevo che rispondere, non so se un interrogatorio cosi' assurdo era pura follia o un metodo ben studiato perche' a quel punto uno crolla e ammette tutto (ma guardando la faccia del poliziotto opterei per la prima) pero' per fortuna un collega l'ha chiamato e lui si e' allontanato. Allora volevo finalmente salire sul bus, ma non si poteva portare nulla sopra. Tutti i bagagli dovevano essere messi sotto. Alcuni avevano accettato ed erano risaliti, altri si stavano lamentando perche' effettivamente se c'e' nella borsa qualcosa di delicato li' sotto si sfracassa di sicuro. L'autista fra lo spaventato e il supplichevole continuava a dire: no, vi prego non protestate, fate come dicono, lo fanno per noi! Io non mi stavo lamentando ovviamente, aspettavo solo che tutti piazzassero i loro bagagli per poi sperare di trovare un posto relativamente buono per la mia macchina fotografica, pero' per qualche motivo lo stesso poliziotto strano dell'interrogatorio mi ha chiamato, ha confabulato un po' con un collega forse in swaili e poi ha detto che io, solo io, potevo portare il bagaglio con me sopra. Fra l'altro sono stato anche l'unico a non essere perquisito. Saranno i soliti privilegi da muzungo (un'altra che non vi avevo detto: in tutti i posti dove sono stato finora, indipendentemente dal linguaggio che si parla, i bianchi e in particolare i bianchi non africani sono chiamati: muzungo. Non e' un termine dispregiativo, un po' ironico forse si')
Comunque forse hanno paura di attentati perche' ovunque prima di risalire sul bus (nella stazione prima di partire, dopo il confine, dopo ogni pausa) c'e' sempre stato un poliziotto che ha controllato col metal detector tutti i passeggeri.


Rispondo ai commenti.

Ciao Salvo!! Sapevo che saresti tornato in piena forma. Tutte divertentissime.
P.S. Il capitano non si perde: perlustra la zona circostante a dove si sta dirigendo per maggiore sicurezza.

Ciao Danilo! Beh, io pensavo che ormai il mio contributo alla rivoluzione poteva essere piu' di tipo intellettuale che d'azione... pero' no! meglio l'azione che e' diecimila volte piu' divertente! Magari si potrebbe fare il rafting del Tamigi con assalto a sorpresa alla City di Londra! (Ho saputo che il 1 aprile e' stato fatto un pesce d'aprile finanziario e 4000 combattenti hanno messo a ferro e fuoco la City per tutto il giorno. Speriamo sia solo l'inizio!)
Riguardo alle foto sono state fatte dagli stessi organizzatori del rafting. Il fotografo si spostava via terra sulla riva e si piazzava nei punti caldi. Poi semplicemente scattava a raffica. Ho un cd intero di foto, ne ho messa solo qualcuna, abbastanza a caso.


Foto




Scimmia



Monet




D'ora in poi foto del Lago Bunyonyi e dintorni.


























































Non credo di aver finora parlato dell'arte africana. E' straordinaria, in particolare le maschere (usate nei rituali, nelle rappresentazioni teatrali, nelle danze, o come amuleti).
Piu' o meno durante il nostro medioevo creavano opere che ricordano la nostra arte contemporanea. Ovviamente nel loro caso si tratta di "primitivismo" mentre nel nostro caso e' pura "genialita'".
A tal proposito eccovi una maschera congolese del sedicesimo secolo usata come amuleto per la guarigione. Chi e' di Benevento ha gia' capito a quale artista nostrano di fama internazionale quest'opera "somiglia". Sgamato! ;-)


Ora devo andare. La prossima volta metto alcune foto di Kampala e Nairobi.

Tutta la mia solidarieta' alle persone che stanno soffrendo a causa del terribile terremoto in Abbruzzo.


31 marzo 2009

Uganda e rafting sulla sorgente del Nilo



Stavo viaggiando verso occidente, da Nairobi a Kampala. Era l'alba di un mattino domenicale, la strada deserta attraversava terreni collinosi e ondulati. Davanti a me i raggi del sole creavano sull'asfalto laghi di luce tremolanti e splendenti. Appena mi avvicinavo la luce spariva, per un attimo l'asfalto tornava grigio, poi passava al nero; ma un momento dopo ecco brillare un altro lago e poi un altro ancora. Il viaggio si trasformava in una crociera su acque incandescenti che si accendevano e si spegnevano a intermittenza come luci straboscopiche di una discoteca impazzita. Vabe'... fin qui l'ho copiato di sana pianta da Kapuscinski (Ebano) ;-) passiamo ora a Dekaro con il suo stile un po' piu' scarno, strampalato e talvolta sgrammaticato ma non per questo meno piacevole bisogna dire. Allora. Non era un' alba di una domenica bensi' di un giovedi' quando facevo quel tratto e di certo in quei momenti non avevo tanta voglia di poetizzare ma semmai di bestemmiare. Ma andiamo con ordine.
Mi sono fatto forza e ho abbandonato il bungalow sulla spiaggia a Zanzibar per ributtarmi in mezzo alle mazzate di pullman, minibus e stress vari. Sono stato un giorno a Dar Er Salam e poi ho raggiunto una citta' al centro-nord, Arusha, che e' un punto di partenza per vari safari nella zona. Come avevo gia' detto non ne voglio fare altri, invece con un ragazzo del posto ho visitato a piedi vari piccoli villaggi masai o a prevalenza masai che circondano la citta'. Non parlano nemmeno lo swaili li', solo la lingua masai.
Quindi, dopo un paio di giorni, ho deciso di raggiungere l'Uganda. C'erano due possibilita': o continuando verso ovest e poi attraversare il lago Vittoria oppure prendere un pullman che arriva direttamente a Kampala (la capitale dell'Uganda) passando per Nairobi. Io ormai sto viaggiando senza nemmeno una guida che mi dia delle informazioni generali perche' il mio Lonely Planet e' solo per l'Africa del sud, e allora cerco di captare informazioni qui e li' e pare che il traghetto che attraversa il lago Vittoria c'e' solo due volte a settimana di non so quali giorni. Cosi' ho scelto di andare col pullman via Nairobi e volevo farlo con una compagnia che si chiama Norwegian e non e' malvagia, ma purtroppo non fa piu' quel tratto, cosi' sono finito, per un prezzo osceno, su un pullman grosso grosso sgangherato di un'altra compagnia. Su questo pullman era come se gli ammortizzatori non esistessero, ogni buca anche piccola si saltava letteralmente in aria! Gia' dopo dieci minuti non ce la facevo piu'. E' durato 18 ore. Dalle 5 del pomeriggio alle 11 di mattina del giorno dopo. E' stato un saltellare continuo e durante alcuni voli dagli scaffali cadeva di tutto. Per terra era pieno di vetri rotti e liquidi vari. E' stato terribile.
Come per tradizione anche in questo viaggio notturno mi si e' "addormentata" affianco una fanciulla, Dalin, della Tanzania, che fa l'universita' a Kampala. (Pero' non so se avete notato... stavolta ho messo le virgolette... forse ho un po' edulcorato ;-)
Quindi a Kampala citta' che sorge su 7 colli, proprio come Somerville nel Massachusetts, insomma. Non e' bella e c'e' un traffico infernale eppure e' abbastanza piacevole starci. Un colle e' il centro, sopra c'e' la zona ricca con il parlamento e gli hotel di lusso, mentre scendendo giu' fino alla principale stazione di bus diventa un casino fra bancarelle che invadono le strade da entrambi i lati o le occupano interamente. Per spostarsi la scelta migliore sono le moto-taxi che, anche se un po' spericolatamente, riescono a distreggiarsi in mezzo al traffico.
Sugli alberi e sui pali ci sono degli uccelli strani, forse pellicani, dopo metto una foto. Molto curiosi da vedere, bruttini e goffi. E' divertente guardarli, quando si muovono pare che stanno sempre li' li' per cadere e quando fanno piccoli tratti in volo sembra quasi che non ce la fanno a reggere il proprio peso. Invece una volta in alto svolazzano maestosi ed eleganti (tipo l'albatro di Baudelaire).
Il mio albergo stava proprio affianco a una maestosa moschea piazzata sopra un colle e visibile da tutta la citta'. Il problema di stare affianco alle moschee e' che ogni tanto sparano a tutto volume le preghiere con gli altoparlanti. Sono veramente angoscianti. Sembra come se qualcuno abbia il mal di pancia e voglia annunciarlo al resto del mondo, dei lamenti strazianti e deprimenti che non finiscono piu'. Gia' a Stone Town era cosi', ma mai come ad Arusha dove sono stato svegliato in piena notte da un piagnisteo sparato a volume altissimo da una moschea vicino. Era ancora tutto buio, non ci potevo credere! E non finiva piu'. Poi dopo, nemmeno il tempo di riaddormentarmi e sono iniziate quelle, piu' lontane, di altre moschee. La notte dopo stessa storia e stavolta ho visto che ora era: le 5 di mattina!
Dopo due giorni a Kampala sono andato a Jinja a fare una delle cose piu' spassose dell'intero viaggio: il rafting alla sorgente del Nilo. Straordinario. Io non sono un appassionato di rafting ma, a detta degli esperti, ho fatto 2 fra i piu' belli al mondo: qui in Uganda e in Nepal.
Questo pero' e' stato piu' impegnativo. In Nepal ci avevano un po' spiegato come fare in caso di caduta dal gommone, qui lo si dava per scontato che almeno una volta capitava e quindi prima di partire ci siamo esercitati su alcune piccole rapide su come comportarci una volta finiti nel fiume. Anche il ribaltamento del gommone era quasi sicuro e ci siamo esercitati in proposito. Quindi siamo partiti. 31 chilometri di adrenalina pura! No, in realta' molti tratti sono tranquilli e ci si puo' rilassare, avanzando lentamente e godendosi uno scenario spettacolare, il verde del fiume, il verde della vegetazione intorno. Avevo la sensazione che non stavo andando verso il centro di un continente ma stessi per avventurarmi verso il centro della Terra (anche questa e' scopiazzata, ma stavolta lascio a voi indovinare da dove).
Comunque, ovviamente, l'attrattiva principale sono le rapide. A volte, prima di alcune rapide, potevamo scegliere se prendere il lato difficile o quello piu' facile, ma, inutile dirlo, in queste situazioni si sceglie sempre per il pericolo (e senno' non ci andavamo proprio). Gia' mentre ci avvicinavamo alla prima rapida la guida ci ha chiesto se farla facile o difficile, in caso di difficile era molto probabile che il gommone si sarebbe rovesciato. E tutti noi: vai! Non si ribalta! Andiamo! Ci siamo ribaltati, ma non e' niente di drammatico, a un certo punto ti trovi in acqua non sai nemmeno come e cerchi (corrente permettendo) di ritornare presso il gommone. Dopo pero' io ho sbagliato a fare il ribaltamento del gommone. Cioe' (non l'avevo capito bene nemmeno io allora) il gommone e' a testa ingiu' e ci si mette tutti appesi da un lato per tenerlo schiacciato sull'acqua mentre la guida da sopra lo raddrizza tirandolo dall'altro lato. Quindi per un momento si finisce sott'acqua e bisogna spingersi appena appena avanti per finire dall'altro lato (mentre il gommone e' adesso alle spalle, testa insu'). Io non avevo capito bene, la guida ci ha detto di fare un gran respiro ma non ho avuto nemmeno il tempo di farlo che mi sono improvvisamente ritrovato sotto il gommone, che era ritornato dritto. Non avevo piu' aria ma la testa era schiacciata giu' dal fondo del gommone, ho iniziato a nuotare a caso cercando un'uscita ma non mi era chiaro dove andare perche' nel frattempo anche il gommone sopra si muoveva. Poi quando davvero sentivo di non avere piu' un briciolo d'aria mi sono ritrovato fuori a respirare. Adrenalina pura. E dopo piu' o meno cosi' per tutto il viaggio, quella e' stata comunque l'unica volta che ci siamo ribaltati ma alcune rapide sono state da brivido, come delle piccole cascate. Ben 3 di grado 5, cioe' il grado massimo nel mondo del rafting (c'e' anche la rapida di grado 6 che vuol dire che nessuno e' ancora riuscita a farla senza capotarsi. Se qualcuno ci riesce la trasforma automaticamente in grado 5).
La sera e la notte ci siamo rilassati bevendo e mangiando sulla terrazza della guest house, con vista sul fiume che scorre lento una cinquantina di metri sotto. Per dormire ho piazzato la tenda, non mi ricordo nemmeno piu' quando e' stata l'ultima volta che l'avevo usata.
La mattina dopo, mi ero appena svegliato e sentivo delle gocce cadere pesantemente proprio sulla punta della tenda (e' a forma di igloo). Pero' non pioveva. Boh. Poi sempre sulla punta e' caduto un grosso pezzo di qualcosa, si vedeva in trasparenza, controluce. Mi e' venuto allora un atroce sospetto, che purtroppo si e' rivelato esatto: una scimmia dall'albero mi aveva pisciato e cacato sulla tenda! Che schifo. Sull'albero non c'era piu' nessuno, pero' proprio affianco alla tenda c'era una grossa scimmia. Quasi sicuramente era stata lei perche' non se ne vedevano altre in giro. Ovviamente gli ho iastumato i morti e gli ho fatto segno se almeno adesso voleva togliersi dalle palle (ah, per la cronaca le sue palle erano azzurre, non sto scherzando!) ma niente, anzi si metteva dritta dritta come a impostarsi. Mi sono avvicinato ancora, e niente, restava ferma come a sfidarmi! Ho preso una scarpa e vi giuro gliela stavo per tirare in testa quando finalmente, un po' controvoglia e lentamente, se n'e' andata.
Nel pomeriggio sono andato con tre ragazze a visitare Jinja e il punto esatto in cui nasce il Nilo, staccandosi dal lago Vittoria. Dopo circa tre mesi di viaggio l'acqua raggiunge il mare nostrum.
Li' il Mahatma Ghandi ha voluto che fossero sparse alcune delle sue ceneri. Una scelta che ha lasciato molti perplessi: perche' proprio li'? Ma e' ovvio: perche' voleva essere il primo uomo a fare il rafting del Nilo! Che la pace sia con voi.

Rispondo ai commenti.

Ciao Piergiorgio! No, niente. Cioe' l'ho consumato pure, ma non nei minuti, ore, giorni, settimane, mesi... ecc... appena precedenti quella foto!


Ciao Marco! Si', risposta esatta. Freddy Mercury nasce il 5 settembre 1946 a Zanzibar. I suoi genitori si erano trasferiti li' dall'India ma erano a loro volta di origine persiana. In seguito si trasferira' in India e poi all'eta' di 17 anni a Londra.
Riguardo a Salvo, ormai si e' capito, quando ci si aspetta qualcosa da lui va sotto pressione e non riesce a creare. Bisogna lasciarlo libero e spensierato affinche' possa tirare fuori le sue str...avaganze! ;-)


Foto.



Stazione degli autobus ad Arusha (Tanzania)




Chiesetta in un villaggio Masai, vicino Arusha




Scuola in un villaggio Masai, vicino Arusha










Capretta




Occhio




Questo e' quell'uccello curioso di cui vi parlavo, a Kampala (Uganda). E' un pellicano, no?




Questa invece e' la moschea che stava vicino al mio albergo a Kampala




Partita di pallone, Kampala.




Qui nasce il Nilo, staccandosi dal lago Vittoria.




Il Nilo, vista dalla terrazza della guest house vicino Jinja.



Ok, e ora alcune foto del mio rafting. Nella foto all'inizio del post si vede il gruppo: 4 pakistani in fronte, una coppia danese, io, e dietro tutti la guida.
Iniziamo con il pezzo forte: la sequenza del capotamento!




Io sono quello col casco giallo, gia' quasi sott'acqua.




Qui si puo' vedere solo un mio braccio.




E buonanotte ai suonatori.




Eh eh...

Altre foto a caso, io sono quello col casco giallo dietro.